PER LA PACE E LA GIUSTIZIA NEL MONDO
 
10 novembre 2002

“Da Firenze per un altro mondo possibile”

Un milione dicono gli organizzatori, quarantamila certifica la questura: quanti erano in piazza a Firenze precisamente non si sa, ma è certo che movimenti, partiti, persone e cittadini, provenienti da tutta Europa, erano presenti per proporre uno sviluppo mondiale alternativo a quello attuale. 

   
Un'Europa diversa, un'Europa democratica ed unita, federale,
e soprattutto sociale: alla vigilia del compimento della proposta costituzionale, redatta dalla Convenzione guidata da Giscard d'Estaign, una moltitudine di uomini si è incontrata, ha discusso su temi vari, ha parlato di un futuro diverso, riguardante l'umanità e la sua storia, ha delineato dei progetti e dei programmi per costituire un'unione internazionale degli stati
e dei popoli continentali dove pace, solidarietà e partecipazione attiva e diretta della cittadinanza siano le basi fondanti
di un percorso nuovo rispetto a quello presente.
 

Un'Europa politica e costituzionale, economicamente interventista e promotrice di dialogo e di confronto interetenico hanno dettato le ragioni fondamentali della tre giorni del Social Forum di Firenze e dell'immensa manifestazione di sabato 9 novembre.

L'imminenza di una guerra che viene sempre di più considerata ingiusta, il potere accentratore decisionale
di organizzazioni che rappresentano meri interessi finanziario ed economici, una super società ed una super potenza globale che domina l'intero pianeta per salvaguardare gli esclusivi interessi di lobby e di multinazionali, spesso violanti gli elementari diritti sociali e civili dei lavoratori e dei popoli, una proliferazione di armi chimiche
e battierologiche, possedute dalle maggiori potenze mondiali, i milioni di vittime di scontri civili nei migliaia stati mondiali, causati grandemente da logiche di opportunismo finanziario, i poteri vincolanti del fondo monetario
e della banca mondiale, che dettano per i paesi del sud del mondo un progetto di sviluppo iniquo ed antisociale, hanno determinato un motivo maggiore per opporsi alla globalizzazione attuale e per disegnare un mondo possibile della redistribuzione delle risorse e del principio della centralità della persona come valore primario.

Gruppi di lavoro, commissioni tematiche, forum sui diritti del terzo millennio, sull'eco sostenibilità di uno sviluppo economico solidale, sulla pace e sulla solidarietà internazionale hanno interessato coloro che, presenti, sono consapevoli che la politica è utile ed è umanamente necessaria se si prospetta un avvenire di democrazia
e di eguaglianza.

Firenze è diventata una città simbolo per questo momento apicale per la rinascita di quei valori civili, di cui è stata
in passato espressione: ha tutelato, grazie alle sue istituzioni, ai cittadini, ai commercianti, all'alto senso di responsabilità dei partecipanti e dei manifestanti, un incontro che definirei storico e politicamente rilevante.

Le strumentalizzazioni volgari di coloro che prospettavano nella manifestazione di sabato un grave pericolo
per la città d'arte, simbolo europeo di ricchezza patrimoniale e culturale, non solo hanno dato evidenza di essere incorsi in un imperdonabile errore, dovuto a pregiudizi antidemocratici, ma hanno anche dato esempio
di un'assenza totale di umanità e di senso civile.

Pensare che i cittadini presenti al forum sociale, ricchi di propositi, di idee e di forza critica intellettuale possano essere considerati dei militi di un'orda di barbari senza rispetto per il passato storico dell'umanità, significa o non aver compreso un fenomeno sociale e di massa di elevata portata, oppure criminalizzare scientemente ogni forma di dissenso e di critica positiva, base fondante della democrazia e della società, per asservirsi la complicità ed il bene placito dei membri dell'esistente supersocietà globale finanziaria, dettante i processi decisionali mondiali.

Firenze, con grande dispiacere per coloro, tra cui esponenti di rilievo dell'attuale governo, che prospettavano diversamente, è divenuta sabato 9 novembre, città multiculturale, dove civiltà, democrazia e cultura hanno interagito ed hanno promosso un corteo di persone festanti, allegre, e vivacemente dimostranti che il mondo così come oggi si presenta all'umanità non è sostenibile, né desiderabile, né necessario a livello collettivo. Firenze ha dato esempio di possedere una forte responsabilità civica, nonostante qualcuno dalla parte della maggioranza parlamentare avesse dimostrato la condannabile intenzione di strumentalizzare elettoralisticamente un possibile drammatico risvolto negativo della manifestazione, per accreditare gravi colpe nei confronti delle istituzioni locali, regionali e municipali, rette da giunte guidate dai partiti dell'attuale opposizione parlamentare, che hanno voluto, con alto senso di democrazia, che il capoluogo mediceo divenisse teatro di ritrovo e di promozione della politica pensante e proponente.

Sono, queste, critiche ad una scelta, ottemperante lo spirito liberale della nostra Costituzione, tutrice di ogni forma di manifestazione del libero pensiero, provenienti dagli stessi amministratori nazionali governativi, totalmente privi del senso e della finalità di uno stato, che non deve creare allarmismi, ma deve saper promuovere il confronto,
la convivenza civile, appoggianti uno scellerato disegno di privatizzazione di beni artistici e culturali, considerati
da loro medesimi essere stati messi in pericolo da parte di un popolo di manifestanti pacifici.

Le migliaia di dimostranti hanno dato rilievo ulteriore alle teorie dello sviluppo globale equo ed umanamente sostenibile, dando risalto ad un consenso di massa e di persone, che si oppongono civilmente ad un mondo
dove la logica del più potente e del più ricco possa imperare sul più debole, dettando condizioni che provocano distruzioni irreparabili di massa e tollerando a propria utilità, regimi totalitari e sanguinari.

Alessandro Rizzo