La Costituzione italiana, nata dalla Resistenza antifascista, fonda il nostro stato repubblicano, democratico, laico e interventista, dove il diritto di cittadinanza viene riconosciuto a tutti i soggetti, senza distinzione alcuna, in modo effettivo, ossia i diritti della persona devono essere garantiti nella loro attuazione e nel loro esercizio grazie ad un intervento diretto dello stato, il quale deve rimuovere gli ostacoli ad un godimento sostanziale dei medesimi.
I principi del nostro stato democratico, resi relativamente attuativi nel corso della Repubblica italiana, per la mancanza di un programma politico che rendesse effettivi i principi ed i valori costituzionali, vengono messi in continuo repentaglio da parte della destra attuale che privatizza le strutture statali per beneficiare gli interessi corporativi illegittimi della classe amministrativa governativa e della persona del presidente del consiglio.
L'indipendenza della magistratura viene messa in pericolo effettivo da parte di soggetti che intendono legalizzare l'illiceità penale e vogliono subordinare l'autorità giudicante per ottenere impunità e privilegi: il principio liberale della legge uguale per tutti viene eroso quotidianamente da parte di una classe politica amministratrice dello stato che subordina l'interesse collettivo alla realizzazione di finalità soggettive ed individuali illegittime.
La struttura solidaristica del sistema regionale italiano viene messa in pericolo da un progetto reazionario devoluzionistico che assicura diritti e prerogative solamente alle località ed alle regioni che maggiormente detengono capacità economica, ricchezze economiche e produttive.
L'istruzione pubblica vengono messe in pericolo dai progetti di coloro che beneficiano con sostegni incostituzionali dirette strutture scolastiche private a discapito della garanzia di una formazione scolastica libera, accessibile a tutti i soggetti e qualitativamente elevata.
L'assistenza sanitaria viene elusa tramite la formazione e la costituzione di assicurazioni private che determinano alti premi e bassi rischi per propri assistiti, emarginando dall'usufruizione del servizio coloro che meno abbienti non possono garantire una continuità nella soddisfazione economica del premio richiesto.
Il patrimonio pubblico viene privatizzato e fatto oggetto di una commercializzazione, che annienta la funzione civile dell'opera artistica e del bene ambientale per soddisfare interessi privati di mercato delle singole imprese.
Le strutture democratiche del Paese sono costantemente sovvertite al loro interno, senza necessità alcuna di un'azione controriformatrice che determini, tramite un corso parlamentare, la totale o parziale abrogazione della Carta Costituzionale: la Costituzione è svuotata nei suoi contenuti, annientata nella sua attuazione, scardinata sostanzialmente nei suoi precetti fondanti.
IL CENTROSINISTRA
L'opposizione ha dimostrato, dopo un lungo periodo di totale assenza di forza propositiva e di inflessibile azione di contrasto, di aver recepito la proposta innovativa e di forte consenso derivante dalle mobilitazioni di piazza delle persone e dei cittadini comuni che, associati in gruppi ed in realtà collettive, hanno deciso di dare vita ad un percorso continuativo di difesa della Costituzione e della democrazia, annientati da atti illegittimi della destra attuale.
Le conseguenze positive derivanti da questa sinergia, che ha trovato in diverse occasioni movimenti, partiti, sindacato uniti nella rivendicazione popolare dei diritti inalienabili della nostra Repubblica, si sono verificate nella vittoria e nella maggiorazione di consenso nelle scorse elezioni amministrative, dove l'Ulivo e le opposizioni hanno conquistato diverse realtà comunali e municipali roccaforti della destra, aumentando il consenso nelle realtà dove le giunte erano già espressione di una maggioranza di centrosinistra.
L'unità dell'opposizione consisteva nella delineazione di un percorso comune ed unitario che portasse a definire un programma nuovo, riformista e di garanzia e di difesa dei diritti di democrazia, oggi scardinati da una destra irrazionale ed irresponsabile:"come ripartire per una rinascita dell'Italia, come ricostruire l'Italia" è l'obiettivo che il centrosinistra si prefissava e come oggi evitare che la deriva plebiscitaria determinasse effetti maggiormente devastanti per la struttura economica, la coesione sociale e la struttura civile del nostro Paese.
Cofferati da sempre ha sostenuto il vero significato di riformismo: innovare la società, determinarne uno sviluppo collettivo compatibile, concreto, in sintonia con la difesa dei principi costituzionali; ma qualcuno nel centrosinistra non ha compreso questo principio importante di riformismo.
Le sirene delle controriforme istituzionali, emesse dalla destra per distogliere l'attenzione della cittadinanza dai reali problemi economici e sociali che l'amministrazione di centrodestra sta attuando e le aperture fittizie di dialogo hanno coinvolto l'interesse e l'attenzione di alcuni settori del centrosinistra con la convinzione che forza di governo significhi accettare le condizioni gravosi di un dialogo senza confronto, ma solamente identificato in un'imposizione di un'offerta preconfezionata da parte della maggioranza.
La tendenza ad accettare il dialogo anche quando l'accettazione del medesimo potrebbe determinare gravi pericoli e ripercussioni sulla stabilità costituzionale e strutturale dello stato repubblicano è stata ripercorsa qualche giorno fa nella totale accondiscendenza delle proposte truffa delle presidenze delle Camere di richiedere all'opposizione l'indicazione di una rosa di eventuali presidenti della RAI vicini all'Ulivo.
Questa manovra ultima non è altro che la volontà della destra di maggiormente lottizzare il sistema radiotelevisivo pubblico, determinandone un annientamento sostanziale dell'esistenza di un conflitto d'interessi nella persona del capo del governo e nel controllo effettivo universale dei canali informativi mediatici e massivi ufficiali.
Non si può barattare su questioni di principio costituzionale fondamentali e strutturanti la cultura democratica e sociale del Paese: la Costituzione ed i valori principi che la fondano non possono essere oggetto di compromissori confronti volti a destabilizzare il quadro statale oggi esistente formalmente.
Il centrosinistra ha compreso la necessità di avviare un dialogo ed un confronto con quella parte maggioritaria del Paese che avverte questa destra antieuropea pericolo per le strutture democratiche del Paese e che avverte l'esigenza di costruir e un'opposizione inflessibile, fortemente determinata a evitare derive populistiche e concretamente pronta a definire un percorso di proposta alternativa per un programma elettorale vincente, alternativo e propositivo.
Da qualche mese il Nuovo Ulivo, da poco nato da un vivo confronto interno al proprio assetto, prevede la possibilità di creare momenti e luoghi di riflessione comune e continuativa con il ceto medio riflessivo e propositivo del movimentismo di opposizione civile e sociale ed i rappresentanti del medesimo avviando un itinerario collettivo di confronto ufficiale nelle assemblee annuali, in cui i medesimi movimenti avrebbero la possibilità di accedere al 20% della rappresentanza dei delegati totali.
COSA PROPONE COMMUNITAS 2002
L'associazione Communitas 2002 nasce dall'esigenza di costruire una forza civile e sociale per la difesa della legalità dello stato di diritto e della democrazia costituzionale della nostra Repubblica, oggi messi in pericolo da una destra affarista, consociativa, reazionaria ed antieuropea, razzista e xenofoba, iperliberista e illiberale.
La nostra realtà nasce per rendere effettiva l'etica nella politica e nell'amministrazione della cosa pubblica, la garanzia di una partecipazione reale del cittadino nella medesima: il nostro programma si ispira alla figura di Adriano Olivetti, notevole figura di un uomo illuminista ed umanista, persona che ha sempre sostenuto una democrazia rappresentativa e partecipata della cittadinanza.
Resistere affinché non si deleghi dall'essere cittadino, resistere affinché non si deleghi dall'intervenire per concorrere al progresso civile e sociale della collettività: sono questi gli elementi principali da cui deriviamo la nostra azione quotidiana politica.
L'aspetto strategico trova nelle finalità dell'Osservatorio la propria definizione, ossia una continuità nella difesa della separazione dei poteri e nella determinazione di una giustizia universale, uguale per tutti.
Communitas 2002 da tempo sostiene necessario passare dalla protesta alla proposta all'interno del movimento civile di opposizione: è arrivato il momento che l'energia vitale della cittadinanza presente nell'ambito dei girotondi confluisca nell'assunzione di una responsabilità costruttiva per elaborare e concorrere ad elaborare un progetto positivamente propositivo ed alternativo rispetto al progetto di società che la destra liberista ed illiberale vuole conseguire.
Dario Fo ha sostenuto, nell'ultimo incontro a Castel San Pietro, l'invito al movimento di essere forte stimolo programmatico e di confronto politico con le realtà istituzionali politiche partitiche, senza essere parte integrante di una nuova classe dirigente ufficiale e rappresentativa delle istanze collettive organizzate istituzionali: questo passo determinerebbe la morte e la fine dello slancio civile e sociale del movimento, vitalità per una sua continuità, base strutturale di una democrazia effettiva partecipata.
Crediamo che queste parole di riflessione siano importanti per questo momento particolare a livello politico, in cui si necessita dell'unità, ma si necessità, anche, della forza progettuale e propositiva politica forte e determinata per garantire una prossima vittoria del fronte democratico del Paese.
Avvertiamo la necessità di un campo allargato di riflessione e di analisi di intervento politico: un campo che vada oltre alla definizione strutturale di una continua mobilitazione sui temi urgenti che questa amministrazione ci detta continuamente, grazie alla sua azione di destabilizzazione delle strutture democratiche del Paese: vogliamo parlare di ecologia, vogliamo parlare di un nuovo mondo possibile e necessario, di pace, di diritti umani universali, di pace, di ridistribuzione delle risorse, di sviluppo economico e sociale.
Per questo accettiamo qualsiasi invito che consista in un confronto aperto, concreto e politico con le opposizioni per accrescerne il valore aggiunto che definisce un programma forte, dinamico, convincente ed efficace per una costruzione di una società alternativa, diversa, più coesa, più giusta e più libera.
Accogliamo con grande piacere e con grande responsabilità ogni disponibilità che vada in questa direzione, vogliamo diventare paladini dell'attuazione di un programma che fondi sull'etica e sulla giustizia, sulla solidarietà e sull'eguaglianza, sull'equilibrio mondiale nella proposta di politiche estere di forte sviluppo solidaristico tra i popoli, e non rinunceremo ad avvertire, in caso di auspicabile vittoria del centrosinistra, la necessità di mobilitazione responsabile in caso di inottemperanza dei possibili punti comuni programmatici per una politica reale, onesta e di forte sviluppo umano e collettivo.
Consideriamo la struttura di partito come forma assolutamente necessaria per un canale democratico di partecipazione politica alla determinazione di una rappresentanza delegata per l'attuazione dell'interesse generale del popolo degli elettori: ma consideriamo anche che questa struttura oggi sia venuta meno nelle sue forme odierne di organizzazione interna.
Il partito era luogo di dibattito, di confronto, di analisi e di forma democratica partecipativa effettiva e sostanziale dal basso delle dinamiche decisionali ed elettive interne: una struttura democratica centralistica in cui ogni decisione passava dal vaglio di ogni iscritto ed in caso di maggioranza dissenziente veniva respinta.
La partecipazione dal basso legittimava le decisioni di politica amministrative e programmatica della struttura partito: il partito attuale mantiene un'organizzazione centralista, ma non ha mantenuto la struttura democratica effettiva interna; per cui le scelte dall'alto vengono calate al basso, alla base che deve rattificarne semplicemente prendendo atto del fatto compiuto.
Non sono i professionisti della politica i nostri nemici, ma sono i politicanti professionisti, ossia coloro che svolgono un'importante e fondamentale funzione democratica direzionale per esclusivo interesse di mantenimento di un proprio predominio interno, senza tollerare verifiche, temendo confronti.
Noi vogliamo dare un'altra visione della politica e vogliamo essere la forza di un rinnovamento della politica: un rinnovamento che significhi riprendere il senso di fare politica così come esso era nel suo significato originale, non che significhi, invece, ridefinire ex abrupto i suoi contenuti.
Tutto è da riscoprire e proporre, non da rifare: rifare i sistemi di costituzione della politica significa annientare la parte positiva ed etica che in essa è presente in senso profondo e costitutivo.
Per questo vogliamo essere parte in causa di un confronto politico programmatico, senza nessun tipo di contrasto, né di delegittimazione: vogliamo essere forza civile che non perde la sua origine sociale collettiva e la sua vivacità propositiva onesta ed intellettualmente integerrima.
Alessandro Rizzo