Sabato 22 febbraio migliaia di televisioni di quartiere italiane, europee e globali si sono unite per trasmettere
in contemporanea programmi unitari sul tema della pace e della mobilitazione contro la guerra preventiva
che la giunta petrolifera Bush Cheney, corroborata dai propri fedeli alleati occidentali, Regno Unito, Spagna
ed Italia, ormai è pronta ad attuare anche senza l'assenso legittimante del consiglio di sicurezza dell'ONU.
Il diritto umano di esprimere liberamente il proprio pensiero e la propria parola è fondamento della democrazia partecipativa e di massa: una democrazia in cui la libertà sia patrimonio di tutti i cittadini, non solo di coloro che, possedendo mezzi economici, possono esercitarla con maggiore facilità.
Television de proximitè: televisioni vicine alle persone che ricevono l'informazione, persone che diventano protagoniste principali di questo canale di comunicazione innovativo, non ufficiale, non rituale, non professionale, ma artigianale, altamente famigliare, molto sociale e di spirito fortemente popolare.
Il digitale rimpiazzerà prossimamente il modello classico della televisione via etere: i centri di produzione autogestiti sono già pronti nella gran parte dei casi a compiere il passo ufficiale, dotandosi di strutture tecniche elementari, a basso costo e quasi sempre poste in "cooperativa", socializzate, collettivizzate.
Bassi costi, molta capacità di superare le difficoltà tecniche iniziali, molto coinvolgimento di persone con una
certa dose di conoscenze, e fortissima motivazione collettiva: sono questi gli ingredienti per coloro che, "bricoleur" della comunicazione, vedono nella collaborazione universale il motore mobile principale per intervenire a rompere
i "prodotti mediali" oggi esistenti, privi di qualità formativa ed informativa, molto lontani dalle esigenze reali
della società e fortemente commerciali.
In Italia viviamo da diversi anni una situazione a livello mediatico ufficiale iniqua e fortemente deviata: le notizie vengono filtrate a compiacimento delle potestà economiche e finanziarie che detengono il controllo privato
dei canali televisivi oggi esistenti e, nel medesimo istante, il potere amministrativo istituzionale nazionale.
Il conflitto d'interessi presente nella figura del presidente del consiglio instaura una situazione di forte pressione
e condizionamento delle libere scelte redazionali del palinsesto televisivo e mediatico da parte del potere istituzionale ed economico.
"La società deve prendere in mano la televisione": con queste parole Bonaga presenta il progetto delle televisioni
di strada e con queste parole si decreta cessato il periodo lungo dell'assenza di partecipazione critica dell'utenza verso l'offerta mediatica televisiva dell'informazione.
Una rivoluzione culturale e sociale che mette in forte discussione l'impianto legislativo oggi esistente regolante
la comunicazione televisiva e il piano di attuazione delle concessioni delle frequenze radiotelevisive bloccate:
molte sono le frequenze esistenti a livello nazionale che potrebbero essere liberamente date in concessione
a nuove emittenti libere.
I promotori di Telestreet, una televisione di quartiere nata a Bologna lo scorso giugno 2002, facevano già parte della redazione della storica Radio Alice, una delle prime radio locali indipendenti alternative, soppressa da un'autorizzazione ministeriale, ed hanno attivato la televisione di strada con bassi costi e tramite un "escamotage" legale, già proposto nel 1995 dalla rivista Decoder: utilizzare i "coni d'ombra" presenti, ossia porre una trasmissione negli spazi vuoti per presenza di ostacoli fisici, quali ad esempio palazzi o colline, che oscurano
lo spazio di trasmissione via etere.
Come si finanziano queste realtà che trovano anche a Milano con Nomade TV e Mosaico TV forte radicamento territoriale? Tramite sottoscrizione di persone singole, di associazioni, di gruppi, di collettivi che vogliono rivendicare uno spazio a loro di pertinenza naturale e che vogliono manifestare aperto dissenso e contrasto con un modello
di comunicazione assolutamente antidemocratico, fortemente dequalificato, elevatamente commercializzato.
In Francia le nuove realtà televisive alternative hanno richiesto di poter usufruire di finanziamenti statali provenienti dalla tassazione delle grandi emittenze televisive presenti sul mercato: un progetto è questo che rende attuativo
il principio espresso nell'articolo 21 della nostra Costituzione, ossia l'accesso di tutti alle fonti di informazioni
e di comunicazione.
Le vicende della collettività: sono le vicende di tutti i giorni e dei cittadini che vivono la realtà sociale fatta delle sue contraddizioni, dei suoi problemi, delle sue questioni, delle sue difficoltà semplici o complesse; dare la voce a chi non ha mai avuto la possibilità di esprimerla, di gridarla contro un muro di gomma che determina un distacco ed una lontananza sempre più pressante tra cittadino fruitore e soggetto dettante le regole e i contenuti della comunicazione mediatica.
Il 22 febbraio è sato il primo giorno di una lunga serie di giorni e di momenti in cui le diverse realtà locali televisive attueranno una gestione in contemporanea per promuovere i propri programmi e per poter, così, raggiungere casa per casa, quartiere per quartiere un numero sempre più elevato di soggetti e dire a tutti che è possibile oggi determinare l'esercizio di una libertà per una rivoluzione essenziale sostanziale nel campo dell'informazione: maggiore democrazia, maggiore partecipazione, maggiore autogestione collettiva solidale degli spazi che devono essere rivendicati dalla cittadinanza e dalla società. Santoro ha parlato nell'ultimo convegno al Palasesto di Articolo 21 dell'importanza di riportare il modello cooperativistico e mutualistico tipico delle società di mutua assistenza di fine 800 per gli operai e gestita dagli operai nell'ambito dell'esercizio del diritto inalienabile di potersi esprimere e testimoniare la propria personalità: costruire una televisione dei cittadini tramite offerte ed investimenti diretti dei cittadini medesimi e da loro direttamente gestita sia a livello economico amministrativo, sia a livello redazionale.
A Milano Nomade TV e Mosaico TV, a Bologna Telestreet e le varie televisioni locali indipendenti sorte in questi ultimi mesi vogliono perseguire questo fine e si strutturano su questa base organizzativa in senso altamente antesignano. Anche a Milano si è dato voce a chi non l'ha mai avuta in contemporanea, trasmettendo in più parti
del mondo gli stessi programmi, i stessi contenuti informativi e formativi.
Alessandro Rizzo