L'ITALIA FEDERALE MA SOLIDALE
 
1 aprile 2003

Scioperi marzo 1943: 60 anni dopo

Nel circolo ARCI di Via Bellezza a Milano, vecchia casa del popolo di mutuo soccorso, l'ANPI della zona celebra il 60° anniversario degli scioperi del marzo 1943, inizio storico della Resistenza al nazifascismo per la liberazione dell'Italia e la costituzione della democrazia repubblicana. La mostra allestita nel salone della struttura riporta alcune documentazioni del periodo, testimonianze vive e reali di una battaglia che ha influito alla concretizzazione del principio su cui il nostro stato di fonda: il lavoro e la sua funzione per un progresso civile della società e per l'eguaglianza. Sono presenti un telegramma cifrato del 1921 in cui la prefettura richiedeva al corpo di polizia l'identità degli scioperanti; fotografie di prigionieri deportati nei campi di concentramento per avere partecipato ad un atto definito penalmente perseguibile dal fascismo; lettere, pagine di diario di persone che hanno vissuto quel periodo storico in cui traspare grande passione politica e sociale. La mostra parla di quattro fratelli che dettero la propria opera per garantire la riuscita degli scioperi contro lo sfruttamento decretato dal regime mussoliniano.
Invitati di spicco sono Dario Venegoni, figlio di Mario Venegoni, uno dei quattro fratelli, il quale parla nel suo intervento di una famiglia operaia, la sua, ancorata alle fabbriche di Legnano, tempo fa abbattute per portare vanti disegni speculativi edilizi. Gli scioperi del 1871 e del 1883 hanno garantito conquiste significative, come la realizzazione delle 12 ore giornaliere di lavoro: gli scioperi del 1943, sottolinea Venegoni, sono stati scioperi che sono partiti da esigenze reali, oggettive, contro una repressione della classe lavoratrice da parte dell'industria, alleata con il regime. 
Il senatore Pizzinato, presente alla celebrazione, parla dell'importanza dell'unità strategica, definita in un'organizzazione sindacale, quale la CGIL, e di concretezza nelle rivendicazioni salariali, di oggettiva importanza per i lavoratori e di fondamentale funzionalità per una lotta contro l'oppressione fascista. Lo sciopero era stato fatto da uomini che non avevano mai sperimentato questa forma di azione e verteva sulla richiesta di premi di fine d'anno e su un'organizzazione democratica delle rappresentanze dei lavoratori in fabbrica. Lo sciopero, racconta Pizzinato, inizia a Torino ma i giorni seguenti comincia anche nel milanese, dove operaie del reparto bulloneria della Falk si astengono dal lavoro, sapendo che a Torino, alla FIAT, che si serviva di tale settore, l'astensione dal lavoro era già iniziata. Vi sono tentativi di fare rientrare lo sciopero, alcune guardie intimano gli operai a riprendere il lavoro e di rimanere sicuri che le richieste verranno soddisfatte: ma i lavoratori continuano l'astensione e con la loro operazione ha inizio la lotta di resistenza al nazifascismo, avendo forti ripercussioni sul futuro prossimo con la caduta del regime il 25 luglio e l'armistizio dell'8 settembre.
L'unità è l'elemento fondante, secondo il senatore, caratterizzante questa lotta di Resistenza: la Confederazione generale del lavoro nasce proprio perché le forze lavoratrici si uniscono per rivendicare diritti repressi dal dominio nazifascista. Sesto San Giovanni diventa la Stalingrado d'Italia, città dove si resiste e dove migliaia di lavoratori vengono deportati in campi di concentramento: l'articolo 1 della Costituzione sancisce la Repubblica fondata sul lavoro, ossia il ruolo fondamentale del lavoro nella ricostruzione, nella battaglia di liberazione e nella realizzazione delle forme di democrazia.

Alessandro Rizzo