IL DIRITTO ALLA GIUSTIZIA
 
19 giugno 2003

Con il salvagente in Piazza Cordusio a Milano

Diversi giornali, diversi periodici e alcuni uomini politici hanno da tempo considerato essere finito
il movimentismo girotondista, ossia quel moto di protesta democratico di indignazione contro una destra illiberale ed affaristica che governa il Paese: credo che una smentita sia giunta a questa affermazione
un po' improvvisata. I Girotondi e la società civile sono scesi in Piazza ieri, concomitantemente in tutte le città italiane, dalle Alpi allo Stretto di Messina, dal Manzanarre al Reno (diceva Manzoni). Milano, la città dove maggiormente 10 anni fa si erano celebrate mobilitazioni civili, forse le prime di massa e non partitiche,
di protesta contro parte di una vecchia classe dirigente truffatrice e clientelare, in sostegno delle grandi inchieste portate avanti dalla magistratura della giurisdizione locale nei riguardi della corruzione diffusa
della pubblica amministrazione, ha ritrovato lo stesso spirito di contestazione unitaria contro un'ennesima legge vergogna partorita da quel sedicente nuovo, ma raggruppante la parte peggiore del vecchio della politica parlamentare, della destra berlusconiana compromessa e irresponsabile: il Lodo Schifani, ossia
la possibilità di sospendere i processi per le cinque alte cariche dello stato durante lo svolgimento
della loro funzione.
Diversi esponenti dei movimenti sono saliti sul palchetto allestito in Piazza ed hanno palesato la volontà
di proseguire in una lotta contro la legalizzazione dell'illegale e dell'illegittimo, contro un ennesimo atto partorito da un capo del governo per tutelare i propri interessi illegittimi di impunibilità: l'Europa e l'Italia
non potranno mai sapere se Berlusconi, tra qualche giorno presidente di turno dell'Unione, è veramente innocente o colpevole in merito ai fatti contestatigli dall'organo giudiziario. Moderava il dibattito aperto alla cittadinanza presente Gianni Barbacetto palesando l'assoluta indignazione verso uno scardinamento
dei principi etici della politica, palesando l'assoulta anomalia di un presidente del Consiglio che tenta
di perseguire i propri interessi, abbandonando lo stato in una condizione economica e sociale disperata,
e devastata. All'estero si ride, confessa Barbacetto dalla sua esperienza giornalistica, mentre in Italia l'assuefazione viene radicata negli animi dei cittadini perché il capo del governo detiene il controllo degli organi di stampa e dimette dalla funzione di giornalisti coloro che dicono la verità e possono essere scomodi per il "Rodomonte" di Arcore. Smuraglia, ex parlamentare, rappresentante del coordinamento
per la giustizia di Milano, invita ad aprire la stagione referendaria per dare voce alla volontà maggioritaria
dei cittadini per l'abrogazione di una legge vergognosa e nefanda: l'immunità spagnola tanto decantata e apportata come modello non è la medesima che è stata proposta dalla destra. Il pericolo maggiore che viene all'unisono delineato è la violazione dell'articolo 3 della Costituzione, ossia il principio di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, e di fronte alla subordinazione al potere giudiziario: l'obbligo di collaborare con la giustizia. La vergogna dell'Italia non è, sottolinea Smuraglia, il fatto che il capo del governo è sottoposto a processo penale, ma è il fatto che sul capo del governo grava l'incertezza di essere colpevole
di aver commesso dei reati penali: è interesse anche di Berlusconi accertare se il fatto sussiste e se la sua innocenza è reale. Interessante il messaggio inviato da Corrado Stajano e letto da Ottavia Piccolo: viene espressa vergogna di fronte alle dichiarazioni del capo del governo deposte in aula, in quanto si professa ingiustamente presidente di tutti gli italiani, essendo invece il presidente eletto dai propri collaboratori coimputati, dal popolo delle sue TV, che oggi stanno già aprendo gli occhi gradualmente. Il fatto più grave, sottolinea Stajano, è che la maggioranza arrogantemente affossa la Costituzione ed i suoi contenuti sostanziali, affossa i principi di libertà, di eguaglianza dei cittadini, di solidarietà e di indipendenza della magistratura, per soddisfare gli interessi privati ed illegali dei propri amici e del proprio leader politico. Avvocati difensori di deputati accusati di reati penali presiedono le commissioni di giustizia, legiferano
a favore dell'impunibilità di questi ultimi: è questa un'altra vergogna che si aggiunge alla vergogna delle
leggi partorite ultimamente per assicurare la non imputabilità ai potenti alleati. Infine Stajano sottolinea,
data la sua esperienza in qualità di giornalista del Corriere della Sera, il fatto che la stampa è imbavagliata ed è sottoposta a forti pressioni ed ingerenze da parte del capo del governo al fine di porre silenzio a quel diritto al dissenso. "Non stanchiamoci e non perdiamoci di vista! Anche i giganti possono essere affossati" esorta Stajano.

Alessandro Rizzo