LO SCENARIO ITALIANO

Con la fine della prima repubblica si è andato delineando, in nome di una governabilità, in precedenza assai precaria,
il bipolarismo.

Questo avrebbe indubbiamente potuto rappresentare un passo importante per la vita democratica, aumentando la sfera di partecipazione dei cittadini qualora fossero realmente stati messi di fronte alla scelta di programmi, capibili e tra loro veramente alternativi.

Di fatto è successo, e siamo alle elezioni del 1996, che, ciascun schieramento, nell'intento di andare ad accaparrarsi l'elettorato
di centro, per tradizione assai consistente, ha finito per proporre programmi in molte parti, almeno sulla carta, sovrapponibili.

Il voto, che fino a poco tempo prima era stato caratterizzato da una forte impronta ideologica, caduto il muro di Berlino e finita l'epoca della guerra fredda, avrebbe avuto bisogno di nuove direttrici guida per l'autorientamento di ciascuno secondo nuovi e più attuali parametri. Così non è stato e si è incominciata ad ingenerare confusione e disaffezione.

Se a questo aggiungiamo che gli equilibri interni ai due schieramenti hanno cominciato a scricchiolare dando luogo
a ribaltini, ribaltoni con qualcuno che ha finito per chiamarsi completamente fuori, siamo ricaduti nel marasma della prima repubblica senza tuttavia il forte richiamo ideologico.

Berlusconi, artefice e unico in grado di reggere l'eterogenea realtà della coalizione di destra, capendo il problema, ancor prima della caduta dell'ultimo governo, D'Alema, dell'ulivo, ha messo in piedi la macchina mediatica per ricrearsi l'ormai scomparso nemico ideologico " i comunisti". Su questa tematica più che su i vacui programmi di governo, anche se scenicamente sempre ben congegnati e dai forti slogan accattivanti, soprattutto su i temi della sicurezza dei cittadini e della immigrazione come fonte di delinquenza, ha , complice una sinistra divisa, indecisa e pervasa di bon ton, di fatto vinto le elezioni.

A nulla è valso che la sinistra ci abbia portato in Europa, abbia avviato il risanamento del deficit, il rilancio dell'economia e dell'occupazione, l'introduzione di un più moderno stato sociale in equilibrio tra risorse disponibili e salvaguardia delle categorie più deboli.

Il bipolarismo, con la riforma elettorale mai completata, di fatto fa sì che la coalizione vincente si veda riconosciuto, il cosiddetto premio di maggioranza, con un congruo numero di seggi che, se da una parte la mettono nell'effettiva situazione di poter governare, dall'altra gli consentono di far passare tutte le leggi che più gli aggradano.

Oggi siamo alla resa dei conti: la res publica, ovvero la cosa pubblica, questo è quello che significa la parola Repubblica, sta sempre più diventando res privata, ovvero cosa privata, non solo per gli interessi personali del Primo Ministro, come nel caso dei mezzi d'informazione, ma anche per la sanità, la scuola, il patrimonio d'arte. La giustizia è già stata privatizzata con leggi personalizzate.

Se ne è gia andata una grossa parte della nostra libertà, conquistata a caro prezzo con le lotte dei lavoratori e della Resistenza, perché da una parte siamo liberi di vedere, ascoltare e leggere solo quello che vuole il presidente del Consiglio, mentre saremo liberi di comprarci, avendone le possibilità, i restanti servizi sociali fondamentali.

Berlusconi non fa nulla senza cercare a monte una propria legittimazione e una delegittimazione dei propri avversari:

si è autolegittimato lo scippo RAI, con l'imposizione di suoi fedelissimi, in nome di un cattivo trattamento subito da tre trasmissioni RAI, sulle decine andate in onda, in campagna elettorale, facendo ancora leva sul nemico "comunista", e finendo così per delegittimare Biagi, Santoro e Luttazzi. Lo vedete Enzo Biagi comunista?

E siamo ai giorni nostri e al come opporsi più che a una coalizione e a un programma politici, a una perfetta macchina di marketing che ha in mano quasi tutte le leve della comunicazione e l'informazione.

MANIFESTO PROGRAMMATICO DI  "COMMUNITAS 2002"
IN DIFESA DELLA COSTITUZIONE ITALIANA

La Costituzione vuole un cittadino consapevole, ovvero in grado di capire e avere idee proprie, fondamentali dunque:

a)    la scuola che insegni non solo nozioni , ma a ragionare, ad avere una propria opinione critica;
b)    la libera informazione che lasci a ciascuno la libertà di interpretare con il proprio giudizio e confrontare le diverse fonti e chiavi di lettura di uno stesso fatto.

Il servizio dell'Istruzione Pubblica, anche se migliorabile e da migliorare, ha finora, almeno in parte, risposto a questo indirizzo lasciando, ad esempio, completamente liberi gli insegnanti nella scelta dei libri di testo. La nuova scuola privata, che si propone oggi di far crescere sottraendo gran parte delle scarse risorse a disposizione di quella pubblica, non dovrà rispondere ai criteri di economicità e interessi di quelli che la sostengono e in parte finanziano? Saranno gli insegnanti ancora liberi di scegliere?

Non avremo due scuole diverse, una più ricca di mezzi per i più ricchi e una depauperata e svilita per i meno abbienti? E in entrambe si potrà fare informazione diversa da quella desiderata dal potere, vista la licenziabilità dei docenti?

Noi diciamo no a tutto questo!!!

La libera informazione e un'altra conditio, sine qua non, prevista dalla costituzione che vuole il cittadino libero nel pensiero e nella parola. Se viene a mancare l'informazione aperta a tutte le fonti viene a mancare la libertà di espressione prima e di giudizio poi ovvero la libertà.

Con gran parte dei mezzi di divulgazione mediatica, TV e giornali, in mano al potere ci può essere libera informazione? Se anche in mera via teorica sì, è tuttavia anticostituzionale non dare a monte certezze di pluralismo non solo di informare, ma anche su come e che cosa, e noi ci batteremo perché ciò avvenga.

Infatti i rischi fondamentali sono da una parte quello della scottizzazione ( da Jerry Scotti, senza nulla di personale) dei media televisivi, i più importanti mezzi di comunicazione e informazione, ovvero un sempre maggior spazio al vuoto delle letterine,veline ecc. e quindi inattaccabile e dall'altra di servizi culturali, noiosi, pesanti e quindi inguardabili, come alibi di pluralismo informativo rispettato.

Anche a questo diciamo no!!!

Non può esistere libertà senza giustizia

La giustizia, recita ancora la costituzione, deve essere garantita in egual misura ad ogni cittadino ovvero come si legge sotto la statua della dea che sorregge la bilancia in perfetto equilibrio, la Giustizia è eguale per tutti.

Ma se un presidente del consiglio, che all'occhio della costituzione è un cittadino come tutti gli altri, basti pensare che il presidente della Repubblica, somma carica dello stato, viene anche chiamato il primo cittadino italiano, ha il potere per far legiferare e approvare provvedimenti volti a regolarizzare la propria posizione altrimenti opinabile, sotto il profilo della legalità, perché sotto processo, è ancora valido quanto previsto dalla costituzione, che la legge è uguale per tutti? Chi di noi comuni mortali è in grado di farsi approvare leggi su misura?

E' pur vero che la giustizia versava e versa in grave crisi di efficienza e quindi efficacia, vedersi riconosciuta la ragione anni e anni dopo gli accadimenti degli eventi non è vera giustizia, ma contrabbandare per riforma una legge sulle rogatorie, o la separazione delle carriere dei magistrati non è ancora più grave?

Noi ci opporremo all'illegale reso spudoratamente legale!!!

Il Lavoro, sancito dalla costituzione come diritto del cittadino per garantirne la dignità e la libertà, deve essere riformato in chiave più moderna e in linea con la flessibilità delle aziende, e da dove si comincia? dal rendere possibile la licenziabilità dei lavoratori a insindacabile giudizio delle aziende, privandoli, ancor prima di perdere il posto di lavoro, della dignità e libertà costituzionali perché ricattabili.

Noi diciamo no a questo modo di approcciare la cosiddetta riforma del lavoro mascherata ancora una volta da uno slogan "patto per l'Italia"!!!

L'economia, per sua necessità e definizione in divenire continuo, necessita oggettivamente di adeguamenti e soluzioni atte a garantirne lo sviluppo e quindi il lavoro e l'occupazione. Ma da dove si comincia? La depenalizzazione del falso in bilancio ovvero offrendo alle aziende la licenza a defraudare, gli azionisti, meglio se piccoli e sprovveduti, che avevano come unico strumento di controllo la relazione annuale di bilancio, per altro, già certificata da società e garantita da collegi sindacali, molto spesso eufemisticamente compiacenti, da oggi testimonial dichiaratamente bugiardi; a defraudare i lavoratori che investono, per la previdenza integrativa nei cosiddetti "fondi pensione" che a loro volta hanno nei loro pacchetti i titoli delle aziende quotate in borsa, ma da oggi anche con valori d'azione sopravalutati dai loro bilanci falsi.

Abbiamo visto il danno che ha fatto il liberismo permissivo con gli scandali statunitensi, e mentre lì si corre ai ripari per condannare a pene severe gli artefici dei bilanci truccati, da noi si procede esattamente in senso opposto solo perché il cittadino Berlusconi ha dei propri problemi giudiziari in tal senso.

Questa non è una riforma economica ma come ha di fatto detto un anonimo una questua:

"bisogna andare a prendere i soldi dove ci sono, dai poveri che, se è vero che ne hanno pochi, sono in tanti".

Noi ribadiamo no a un modo scientifico di contrabbandare le riforme!!!

Il Fisco, sarà meno opprimente e ridurremo notevolmente le tasse, diceva Berlusconi in campagna elettorale, e da cosa ha cominciato? dal defiscalizzare le successioni con un grande regalo ai grandi patrimoni.

Corretto defiscalizzare la prima casa, che un genitore ha con sacrificio comprato anche per i figli, e un congruo risparmio accantonato per le evenienze impreviste, ma graduiamo la cosa!!!

Nel frattempo gli enti locali hanno in gran parte accresciuto l'esborso fiscale dei cittadini come se sulle casse familiari non incidesse di fatto l'uscita totale e non già solo quella se anche ipoteticamente diminuita dallo stato centrale.

La Sanità, o meglio il diritto alla salute come lo sancisce ancora una volta la costituzione, che anziché concentrare le risorse economiche per un'economia di scala, inventa le mutue private, che non sono altro che assicurazioni, le quali a fronte di un consistente canone annuale garantiranno tutto o quasi a chi sarà in grado di pagare, mentre il servizio pubblico, ancora più scadente, penserà ai cittadini meno abbienti.