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DISCORSO DI ROMANO PRODI | |
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Le ragioni del partito democratico - Orvieto seminario 6 e 7 ottobre 2006 Care amiche, cari amici, grazie davvero per essere stati così numerosi ad accogliere il mio invito qui ad Orvieto, in un clima che non esagero a definire di profonda amicizia. In due giorni ci sono stati 128 interventi, c'è stata una partecipazione piena, totale. E c'è stato veramente, in ogni intervento, il senso della responsabilità di portare avanti un compito che ci è stato affidato da milioni di italiani, prima sostenendoci nelle primarie e poi, ancora di più numerosi, votando per noi alle elezioni politiche. Abbiamo vinto con un programma elettorale che ogni giorno si dimostra più coerente e più utile. C'è stata molta ironia su quelle 281 pagine. Ma su questo stiamo basando la nostra azione politica e ce ne siamo serviti anche come guida sui principi fondanti della nostra legge finanziaria: lo sviluppo, l'equità e il risanamento dei conti. Anche qui, come nei mesi scorsi, abbiamo preso decisioni forti che, in quanto tali, possono comportare anche critiche. Ed è chiaro che in questa fase della finanziaria procederemo, come si è sempre fatto, alle correzioni tecniche, agli adattamenti. Finché non è terminato il dibattito parlamentare questa discussione sarà più approfondita e ampia. Però noi ai tre i grandi obiettivi di sviluppo, risanamento, equità non rinunceremo assolutamente. L'opposizione, criticando la finanziaria, ha proposto addirittura una manovra alternativa finalizzata alla sola copertura del deficit di bilancio, da ottenere solo mediante tagli alla spesa. Dimenticano che diventa ben difficile credere a tagli di spesa quando in 5 anni si è proceduto ad un aumento di 90 miliardi di euro di spesa pubblica ordinaria. Quando si sono dissestate le finanze dello Stato non per gli investimenti, non per lo sviluppo ma lasciando la spesa ordinaria fuori controllo. Questo Paese ha bisogno di crescere. Alla necessaria messa in ordine dei conti, questo Paese ha bisogno di accompagnare una ripresa della crescita che ci faccia cambiare il ritmo avuto in questi ultimi anni. Un ritmo che ha visto l'Italia ultimo tra tutti i Paesi europei. Questo è il compito che stiamo affrontando. Sono partito da questo accenno all'attività di governo perché fin dal 1995, all'inizio del cammino dell'Ulivo, abbiamo affermato in modo fin quasi ossessivo che dovevamo realizzare un soggetto politico in grado di governare mettendo insieme le diverse anime riformiste del Paese con un programma di governo comune. Questo è il messaggio emerso in questi due giorni. Un messaggio nuovo. Perché il problema dell'Italia è proprio quello di dare forza ad un programma riformista di governo in presenza di un indebolimento dei partiti politici avvenuto negli ultimi quindici anni della nostra forza. Bisogna unire la forza, ossia la quantità, e il progetto, ossia la qualità, per svolgere in Italia, in modo più moderno, quel ruolo politico adempiuto nel primo dopoguerra dai grandi partiti politici. I traumi avvenuti in Italia nell'ultimo quindicennio hanno posto le basi e siglato la necessità assoluta del nostro compito. Siamo entrati in questa fase definita di democrazia bipolare, basata sull'alternanza di Governo, con l'obbligo di dare forza e strumento alla parte riformista di questo bipolarismo. E a questa processo l'Ulivo ha dato, pur nella sua breve storia, un contributo essenziale. Noi dobbiamo metterci assieme e costruire il Partito Democratico proprio per colmare il deficit di quantità e qualità della politica italiana. Ma lo dobbiamo fare in vista di un progetto preciso. Insisto sul progetto perché, quando si è in fase costituente di una realtà politica nuova, bisogna evitare il rischio di costruirla con un'adesione fredda, poco convinta, poco appassionata. Non possiamo accontentarci di una partecipazione riluttante; con la tesi dell'inevitabilità del Partito Democratico non si va molto lontano. E non si va lontano neppure con la tesi della convenienza Il Partito Democratico si deve fare perché conviene? Perché comunque l'Ulivo prende più della somma dei partiti? No cari amici, il Partito Democratico si deve fare e deve essere il frutto di una scelta libera. Non ci può bastare un silenzio-assenso. Bisogna farlo perché il Partito Democratico “è” già in noi. Questi due giorni lo hanno dimostrato in maniera straordinaria. Lo hanno dimostrato finanche nel linguaggio, totalmente contaminato, dal mondo cattolico al mondo socialista e viceversa. Il Partito Democratico non deve essere quindi né un tabù né, tanto meno, un alibi. E forse molte delle polemiche e delle paure che vedo emergere sono dovute alla mancata risposta ad una domanda che mai come oggi, in questo seminario dobbiamo farci. Cosa intendiamo per Partito Democratico? Un soggetto nuovo? La maturazione di un percorso? La cessione di sovranità? Credo che non sia questo il modo di procedere perché si rischia solo di lacerare le convinzioni e di allargare i dubbi. Proviamo invece a guardarci intorno: scopriremo quanto di Partito Democratico sia già in noi e quanto, soprattutto, sia radicato negli elettori. Così come l'Ulivo non è un progetto che punta a liquidare i preziosi patrimoni delle culture politiche del ‘ 900, il percorso verso il Partito Democratico non presuppone abiure rispetto alle appartenenze precedenti, ma richiede al contrario la sintesi di quello che ciascuno ha condiviso e confrontato. Dobbiamo con tutte le nostre forze fare in modo che, alla fine del processo, la proposta per il Paese possa essere la più robusta, la più completa, efficace e organica possibile. Le tre relazioni che ho avuto modo di ascoltare ieri e il riassunto delle discussioni realizzato da Soro, Barbi e Migliavacca contenevano già questi ragionamenti. Così come erano presenti nelle parole di Francesco Rutelli e Piero Fassino. Qui ad Orvieto è nato uno spirito diverso. Siamo passati in una fase nuova della nostra costruzione politica. Sono arrivato a questa convinzione perché ho avuto esperienze di governo, in Italia e alla Commissione europea, che mi hanno spinto in questa direzione. In Italia ho visto avvicinarsi e fondersi le diverse radici dell'Ulivo in un corpo sempre più solido di convinzioni comuni. Guardiamo indietro, a 10-11 anni fa, quando è nato l'Ulivo: durante questo periodo il concetto di welfare, ad esempio, ha fuso insieme la centralità del pubblico di radice socialdemocratica con gli aspetti culturali del cattolicesimo democratico, le idee di personalismo e di comunità. Oggi non riusciamo più a distinguere dove siano le radici perché questo concetto di welfare è scritto in un linguaggio comune, frutto di una contaminazione virtuosa di diverse provenienze. E con la stessa logica potremmo guardare al mercato, visto come strumento per disporre di beni di migliore qualità e prezzo, e alle privatizzazioni come strumento di aiuto ed efficienza per i cittadini e i consumatori. Al concetto della necessità di un mercato efficiente e regolato per tutelare i fini che insieme ci siamo preposti. Questa è una valorizzazione del pensiero liberale che abbiamo assorbito e arricchito con la convinzione del ruolo di uno Stato che dev'essere né assente né proprietario, ma regolatore. E via via così potremmo parlare della distribuzione del reddito o delle politiche per l'ambiente. Fino ad arrivare ai delicatissimi temi che riguardano i limiti e i diritti che bisogna rispettare nei campi che riguardano la vita e la morte. Quello che abbiamo ascoltato in questi due giorni è un contributo di avvicinamento e di ascolto reciproco avvenuto già in questi anni. Il concetto di laicità dello Stato è stato alimentato anche da grande contributo dei credenti. Anche in questo campo c'è stato un avvicinamento virtuoso. Non una mediazione per andare d'accordo. Quest'insieme di valori e proposte consente di dialogare anche in modo più efficace con le altre forze della coalizione di cui dobbiamo valorizzare importanti istanze. Sia delle forze più vicine al centro sia di quelle forze che si situano più a sinistra. Questo è il processo di avvicinamento avuto nel Paese. Ma ce n'è un altro a cui siamo spinti dall'esperienza europea. Anche in Europa, seppure in modo tortuoso, le grandi famiglie si sono ampliate e profondamente diversificate al proprio interno. Esaminiamo la condizione della politica europea: le nuove tendenze lib-lab, il crescere di contenuti conservatori nei popolari le diverse contrastanti idee europee che attraversano tutti gli schieramenti , l'atteggiamento così diverso che si è avuto all'interno degli stessi partiti nei confronti della Costituzione europea. Sia tra i socialisti sia tra i popolari ci sono gruppi fortemente contrari al concetto di integrazione e Costituzione europea. Tutto questo ci dice che non è utopico ma doveroso, per noi, presentarci in Europa non per aderire all'uno o all'altro gruppo in modo passivo ma per essere anticipatori di una realtà che si sta trasformando. Se poi analizziamo i voti dei diversi partiti poltici su quelle che Scoppola ha definito "le aggregazioni del XXI secolo", cioè immigrazione, sviluppo sostenibile, ruolo della donna, ci accorgiamo che anche qui ci sono aggregazioni che attraversano gli schieramenti. Infine, vorrei ribadire che vi sono enormi margini di flessibilità per le soluzioni tecniche. Forse non per nostro merito ma per i drammi della storia che hanno attraversato l'Italia, siamo noi oggi ad anticipare sotto questo aspetto l'Europa, non viceversa. E' a noi che viene richiesta un'idea innovativa. E' simile a quanto accaduto per le primarie, il frutto della nostra difficoltà, della necessità del Paese di risolvere problemi interni complicati. Quelle elezioni sono state prese in Europa come elemento di stimolo, di cambiamento con il quale bisogna fare i conti. Abbiamo anche quest'obbligo: non porci il problema di essere noi ad aderire passivamente ad uno schema altrui ma di essere noi ad aiutarne l'evoluzione e il progresso. C'è poi una dimensione ancora più globale, quella mondiale. Non costruirsi false alternative vuol dire non dimenticarsi questo orizzonte, basta richiamare alla mente i democratici americani. Talvolta sembra che il tempo sia trascorso invano. Perché dimenticarsi l'Ulivo mondiale di cui parlavamo dieci anni fa? Non è una stagione da dimenticare, anzi. Il Partito Democratico deve concepirsi come un soggetto che si colloca compiutamente al centro del campo riformista e democratico, europeo e mondiale per rafforzarlo e allargarlo. Io mi impegno e mi impegnerò personalmente a lavorare su questa prospettiva. Ho detto più volte che non sono un uomo per tutte le stagioni, non fosse altro che per evidenti ragioni anagrafiche. Il mio servizio nella politica avrà quindi prima o poi una sua naturale conclusione. La sfida che oggi voglio lanciare va ben al di là di questa stagione e di questa persona che vi sta parlando. Il Partito Democratico avrà senso se durerà oltre Prodi e i singoli, il Partito Democratico avrà senso se coltiverà l'ambizione di essere un grande partito nazionale, riformista e popolare, per l'Italia del XXI secolo. Una forza giovane per un Paese che va guidato dai giovani. Un nuovo partito non può, per sua stessa logica, essere la somma di partiti esistenti, non perché non vadano bene, ma perché l'adesione deve essere aperta a tutti coloro che vogliono esserci, proprio come è avvenuto un anno fa per le Primarie che mai si sarebbero potute fare senza il forte impulso dei partiti, ma mai avrebbero avuto successo se non fossero andate oltre questi. Un nuovo partito è come gli altri, per tradizione, democratico. Ma se lo scrive nel suo nome, se lo mette sulle bandiere, se lo grida forte nelle piazze significa che quell'aggettivo “è” il partito. Io attribuisco alla scelta del nome una importanza decisiva: nel nome vi è la possibilità di raccogliere e unire, dal punto di vista valoriale e programmatico, tutte le famiglie che si sono ritrovate nell'Ulivo e tutti quei cittadini-elettori che hanno accompagnato e sostenuto il progetto del nuovo soggetto. Nel concetto di democratico c'è per me l'impegno a costruire un soggetto che abbia come progetto i valori scritti nei primi articoli della Costituzione (i principi fondamentali) e che abbia come programma la realizzazione piena e compiuta di quei valori. Sono valori di libertà, di uguaglianza e solidarietà. Sono valori di pace e di giustizia. E' un programma di costruzione di una società in cui i diritti di cittadinanza di ciascuno siano pienamente realizzati, in cui la famiglia e le comunità locali siano sostenute, in cui lo Stato assicuri secondo principi universalistici i diritti alla salute, all'istruzione e alla previdenza. In cui il lavoro è al centro della società, in cui il diritto a realizzare sé stessi socialmente nel lavoro è fondamentale e in cui l'accesso al lavoro deve essere assicurato in condizioni paritarie. Per rendersi conto che tutto questo appena detto non è banale basta pensare a quello che succede intorno a noi: crescono disuguaglianze e precarietà. Nella nostra società e nel mondo. C'è tanto da fare e voi siete coloro che sono chiamati a guidare, a fianco dei cittadini, questo progetto. L'ho scritto nella lettera di invito e lo voglio ribadire qui con forza: in tutte le obiezioni che vengono mosse al progetto di Partito Democratico vi è qualcosa di vero. Noi dobbiamo tenere conto di tutti i dubbi e di tutte le obiezioni, ma non farci bloccare da nessuna di esse . Dobbiamo avere pazienza, ma dobbiamo anche procedere spediti. E' quello che stiamo facendo - nell'Ulivo, nei Gruppi Parlamentari di Camera e Senato, nelle Regioni e nei Comuni – sforzandoci di immaginare la forma e il percorso da dare a un processo che trasformi l'alleanza elettorale dell'Ulivo in unità in un partito politico che sia nuovo e aperto. Per essere “nuovo” il partito deve essere “aperto”. E per essere aperto deve nascere da una forte spinta dal basso, da un moto democratico. Anche su questo punto io investirei sulla originalità della nostra esperienza. La forma del partito deve e può discendere dagli obiettivi che perseguiamo. Li elenco e poi cercherò di sviluppare qualche considerazione: - un partito vero e non un movimento passeggero o cornice di una semplice lista elettorale; - un partito unitario (non una federazione di partiti) - un partito riformatore, non moderato e non centrista, ma centrale in cui si trovi a casa sia chi si sente socialista sia chi si sente popolare o liberale; - un partito per la democrazia governante e per un bipolarismo maggioritario; - un partito di popolo che si candidi a rappresentare la parte dinamica e produttiva della società italiana, autonomo e per questo autorevole rispetto i potentati economici e le lobbies; - un partito europeista e multilateralista in politica estera che promuova pace tra i popoli in una cornice di giustizia e democrazia. Come tradurre tutto questo operativamente? Bisogna innanzitutto farlo sapendo che abbiamo bisogno di una spinta che dia vigore ed anima al processo costituente e sapendo anche che questo grande progetto dovrà essere compatibile con le decisioni autonome e responsabili che i due partiti maggiori - impegnati a farsi carico generosamente nel dare impulso al nuovo soggetto - devono rendere conto, coinvolgendoli, ai loro iscritti, veri sovrani dei partiti e del futuro partito, a fianco dei nuovi cittadini che vi aderiranno. * * * Propongo quindi la stesura del Manifesto per il Partito Democratico, ad opera di un comitato di persone autorevoli che indicherò al più presto. Auspico che Ds e Margherita possano svolgere entro la primavera prossima e in modo sincronizzato i loro congressi, ispirando le loro conclusioni al contenuto del Manifesto. Confido in un'adesione larga e condivisa al Manifesto del Partito Democratico di associazioni, realtà e gruppi di cittadine e cittadini. Chiedo che il processo costituente si apra con l'elezione dell'assemblea del nuovo Partito su basi ampiamente democratiche e rappresentative. Il Partito Democratico non esisterà se non operiamo insieme un convinto cambio di mentalità: passare dalla cultura dell'autosufficienza alla cultura dell'integrazione. Non sarà se non ci riconosciamo gli uni debitori con gli altri. Per tutte queste ragioni penso che al seminario di Orvieto debbano seguire ulteriori e continuativi momenti di confronto culturale. Uno scambio di esperienze e di conoscenze che potremo strutturare attraverso pubblicazioni e programmi formativi comuni, nel segno di un pluralismo aperto e mai preconcetto. E' tempo di non considerare più un tesoro geloso la propria identità politico-culturale , un bene prezioso da custodire come una reliquia, è tempo di affrontare gli enormi rivolgimenti del mondo con apertura e senza provincialismi. Un partito che abbia l'ambizione di interpretare e guidare i processi in atto, di trovare risposte nuove alle nuove domande che la società incessantemente pone, piuttosto che custodire come un gendarme il simulacro di un'identità storica. Un partito che si misuri per la qualità delle risposte che è in grado di dare. Un partito che abbia l'ambizione di fare la storia e non di organizzare i convegni su di essa . Mi smentisco subito, però. Questo convegno è un esempio che studiare il futuro serve. Che il fecondo confronto di persone, esperienze e idee arricchisce e non limita. Voglio qui ringraziare quanti hanno dato fattivamente il loro tempo e il loro contributo nelle riunioni a Piazza Santi Apostoli, e che in uno stretto e assiduo coordinamento hanno animato e reso attiva e operante quella struttura, che quindi non ha solo vissuto per la campagna elettorale ma che può essere un luogo vitale, un punto di riferimento, con una missione da svolgere anche per i prossimi anni. Il loro lavoro comune, la loro cooperazione è l'embrione del lavoro comune che deve animare e dare sostanza alla vita del Partito Democratico. Penso che ancora da lì possano partire le iniziative che ci porteranno l'anno prossimo a organizzare una grande festa dell'Ulivo e magari a collaborare affinché si diffondano nei territori iniziative di questo tipo, accanto alle feste che ancora ogni partito vorrà organizzare in proprio nome. Qui ad Orvieto abbiamo finalmente organizzato una grande risposta ad una grande domanda che ci viene dal Paese, una domanda di responsabilità che l'Italia deve assumere in Europa, e l'Europa nel mondo. Una risposta che noi saremo in grado di dare solo con un partito nuovo, solo con il Partito Democratico. Grazie. |
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