|
|
|
PER IL FUTURO DEI GIOVANI | |
|
I giovani chiedono impegno e riconoscimento politico per una loro presenza qualificata e consistente per la costruzione del Partito Democratico. .....leggi Le Adesioni al documento.... Chi concorda con questa richiesta di assunzione di responsabilità (vedi il testo), può sottoscrivere con Nome COGNOME professione e-mail a : direzione@communitas2002.it COMMUNITAS 2002 19 dicembre 2006 Per il futuro dei Giovani In Italia vivono ottomilioni e trecentomila giovani di età compresa tra i 18 anni e i 29. Tale numero di persone viene rappresentato, generazionalmente, da soli 3 deputati under 30. Ma questi Giovani sono quelli che ci hanno fatto vincere le ultime elezioni, quelli che hanno fatto la differenza tra Camera e Senato, quelli che più di tutti hanno creduto nella missione dell'Ulivo: ridare stabilità e speranze ad una generazione senza futuro. Sono ragazzi che studiano, lavorano o sono praticanti negli studi di avvocati, ingegneri, architetti, commercialisti e notai, e molto spesso cumulano studio e lavoro per permettersi l'Università. Sono gli stessi ragazzi che la notte si alzano per andare ad attaccare i manifesti e tornano sporchi di colla pronti per andare in qualche call center a svolgere il loro lavoretto precario. La situazione in cui si trovano questa moltitudine di giovani è simile a quella di un spirale Kafkiana: la mancanza di occupazione li conduce alla ricerca di lavoretti temporanei e instabili; i quali non gli permettono né di acquisire professionalità né di acquistare un'abitazione. Rimanendo a casa sulle spalle dei genitori, questi ragazzi prolungano il loro periodo di maturazione e di ingresso nel mondo nel lavoro, ritardando di conseguenza il loro inserimento stabile nei canali di raccolta della ricchezza. In questo modo anche la costruzione di una propria famiglia viene ritardata. La evidente condizione di precarietà con cui le classi giovanili si trovano a fare i conti (precarietà occupazionale, precarietà contrattuale, precarietà del sistema di welfare e difficoltà nel riceverne sussidio, caro affitti, costo della casa crescente) rende il loro futuro opaco e viscido, rischia di intrappolarli nella mediocrità. Quello che noi chiediamo a gran voce è di essere messi in condizione di poterci assumere le nostre responsabilità. E' con questa speranza e con un pizzicoo di orgoglio che ci presentiamo all'appuntamento della costruzione del Partito Democratico come protagonisti. Vogliamo essere il futuro e pretendiamo di essere considerati interlocutori politici dai vertici dei partiti. Molte volte siamo stati infatti considerati solo portatori di voti, semplice manovalanza, alla mercè del candidato di turno. La valorizzazione all'interno dei nostri partiti contemporanei avviene solamente attraverso il meccanismo della fiducia personale quando non della corrente politica. Valori come la bravura politica, l'intelligenza strategica, la capacità professionale, la costanza e l'autonomia di pensiero non sono affatto apprezzate. Quello che viene apprezzato è la fedeltà alla linea politica del gruppo d'appartenenza. Il talento ed il merito non vengono incentivati, e per questo il nostro sistema politico ha intrapreso una deriva che non promette nulla di positivo. A fronte di una classe politica e dirigente gerontocratica, la cui età media non scende quasi mai al di sotto dei 50 anni, e affezionata alle consuete poltrone del potere, esiste tutto un universo di giovani impegnati nella politica e nel volontariato che non aspettano altro che una possibilità di contribuire al miglioramento del proprio paese con rinnovato spirito d'interesse di fiducia. Quello che qui rivendichiamo è la questione generazionale . L'Italia è da troppo tempo “incatramata” in istituzioni, corporazioni, imprese, pubbliche amministrazioni, enti che non riescono a dare risposte alle istanze dei cittadini e della società. Alcune grandi corporazioni e interessi forti ingessano il tessuto sociale ed economico del Paese. E molto poco hanno a che fare con la vita di milioni di cittadini. Interessi privati e forti clientele governano i processi decisionali, impedendo alla forza viva della società di esprimersi. C'è bisogno di attingere ad energie nuove. Abbiamo bisogna di slegare la forza racchiusa e imprigionata nel corpo sociale e nei giovani, liberare le energie che insistono sui territorio, svincolare l'attività politica e amministrativa da antiche logiche d'interesse, ridare fiato ad una “macchina” ormai stanca e ripartire di slancio: non possiamo permetterci di perdere il treno della competitività internazionale. Bisogna agganciare l'Italia al vagone dell'innovazione. Innovazione non solo tecnologica: ma soprattutto di spirito. La sottorappresentanza di genere e di età è un limite che il nostro Paese deve sapersi lasciare alle spalle. Il tessuto vivo della società manifesta da tempo l'intolleranza verso ogni forza di sfruttamento e di privilegio. E' giunto il tempo in cui chi ha dato alla politica e ha avuto da essa, trasmetta la propria esperienza e consegni il testimone a chi ha voglia e può dare di più in sintonia con il presente e il futuro , ancorché non abbia da aspettarsi nulla in cambio. Noi non vogliamo poltrone o nomine. Ci troviamo però a disagio nei confronti del Partito Democratico, Partito in cui crediamo e che contribuiremo a costruire, perchè rischia a nostro avviso di intraprendere una strada che abbiamo già visto, fatta di cooptazioni poco trasparenti e meccanismi decisionali non del tutto democratici. Chiediamo solo di essere considerati come interlocutori politici e di avere gli strumenti e le possibilità per fare quello per cui ci battiamo da sempre: rendere l'Italia un Paese migliore per chi ci vive. Per questo i “Giovani di Communitas 2002” e il Gruppo “Innovatori Europei – Giovani e Donne” chiedono:
“Giovani di Communitas 2002” “Innovatori Europei – Giovani e Donne” Ermanno Lombardo- Chiara Bussi- Umberto Pisano- Giuseppina Bonaviri- Massimo Preziuso
|
|