LA  SFIDA  EPOCALE  CHE  CI  ATTENDE

TaharBen Jelloun ha scritto che  “…i nostri passi inventano il sentiero a mano a mano che si va avanti.” Una saggezza che non ha tempo ed il secolo che abbiamo alle spalle ne è un’eccellente conferma.

Le grandi esperienze riformiste del Novecento sono state quelle che hanno saputo interpretare il mondo che cambiava, dall’organizzazione sociale fordista al New Deal di Roosvelt,  dalla nuova frontiera di pace e di prosperità indicata da Kennedy  e dalla sua generazione fino al multilateralismo, alla crescita economica ed agli investimenti pubblici nell’istruzione e nelle alte tecnologie di Clinton:  da Willy Brandt a Olof Palme, al loro aggiornamento dei modelli di Welfare State sino all’Ostpolitik da raggiungere attraverso il governo e le riforme.

Oggi quello che stiamo attraversando non è “la fine della Sinistra”, come da più parti si è detto, ma semmai l’inizio di nuova dimensione, con la ricerca di nuovi e concreti strumenti per rispondere alle esigenze dei cittadini: accompagnare alla crescita economica coesione e giustizia sociale, ridurre le disuguaglianze, creare le condizioni perché vi siano le stesse possibilità per tutti e sostenere chi da solo non ce la fa,  offrire opportunità a chi ha talento,  far sì che la libertà sia accessibile a tutti.

E, soprattutto, affrontare i problemi che ancora non hanno trovato una sicura collocazione: immigrazione, sovrappopolazione mondiale, fame, sete, inquinamento, limitatezza delle risorse primarie (acqua, aria, fonti energetiche ecc.), rapporti con l’Islam, multiculturalità, rapporti con la cultura Mediterranea ed il Medio ed Estremo Oriente, globalizzazione……..tutte tematiche che impongono un approfondito ripensamento politico e culturale a tutti noi per elaborare una carta dei valori realmente condivisa e pluralista.

Per questo motivo, la visione del Partito Democratico potrà venire solo dalla fusione del pensiero della sinistra democratica e liberale, del personalismo cristiano, del comunitarismo, dell’ambientalismo, di una parte di quella critica radicale della società che non è più ideologica, dei nuovi apporti culturali prodotti dalla nostra società così veloce e dalle forme di partecipazione che arrivano dalla Rete.

Tutto ciò avverrà se si comprenderà che per andare avanti si dovranno superare alla radice parzialità e separatezza, scegliendo quella condizione indispensabile di ogni innovazione politica che Giddens definisce “libero scambio di idee”.

Ecco perchè una delle parole chiave che segnerà il cammino del Partito Democratico è la “Sintesi” delle differenze sulle questioni “eticamente sensibili”, che rappresenterebbero un arricchimento da portare nella vita pubblica contro ogni rischio di bipolarismo etico.  Già i primi passi faranno incontrare le diverse identità e le culture del centrosinistra fino a “confondersi”, come ha scritto Giuliano Amato,  e dovranno avere la saggezza di cercare la loro unità in un percorso condiviso del passato ed in una visione comune del futuro.

Insomma,  riuscire a fare tutto questo, inserendo il concreto governo delle cose dentro una fase più ampia della sinistra,  è forse il modo migliore per scrivere pagine nuove nella Storia della sinistra.

In questi mesi anche nel panorama internazionale vediamo affermarsi i principi di pace, giustizia e legalità che sono alla base del pensiero liberale e riformista.                                                                                                                                                                                                              
In Medio Oriente, dove divampa da tempo un conflitto armato di difficile soluzione, l’azione dell’Italia è stata decisiva per sollecitare l’impegno dell’ONU e dell’unione Europea di dare alla crisi libanese una risposta politica e diplomatica, schierando lungo la frontiera del Libano truppe italiane sotto le insegne dell’ONU.
Contemporaneamente, in Irak la bandiera italiana è stata finalmente ammainata a Nassirya.
Il “NO” alla guerra in Irak ed il “SI’” all’invio dei caschi blu in Libano rappresentano una visione per la quale l’uso della forza può essere inevitabile per il raggiungimento della pace, deve essere sempre posto al servizio di un’azione politica ispirata ai principi del multilateralismo e fondata sulla legalità internazionale.

Sappiamo che anche i partiti europei, da tempo, sono venuti aprendosi al altre culture, innovando pensiero e classe dirigenti. Tony Blair ha rifondato il laburismo inglese aprendolo al socialismo liberale; Zapatero è oggi il leader di un socialismo spagnolo che ha assunto i valori della modernità; le socialdemocrazie scandinave hanno ripensato il loro welfare per realizzare equità e progresso nella società flessibile; Segolene Royal impersona un socialismo francese che va oltre la sua storica cultura colbertista.

Ed è significativo che anche i principali leader socialisti ritengono il Partito Democratico un contributo importante per il rinnovamento della sinistra e per l’unità del riformismo tanto che il PSE,  nell’imminenza del Congresso di Porto, modificherà il proprio statuto definendosi “..associazione politica che riunisce partiti socialisti, socialdemocratici, laburisti e democratici progressisti”.    

                                                    I   VALORI   FONDANTI

     La storia del socialismo democratico è indubbiamente segnata da grandi conquiste, da un cammino che ha migliorato le condizioni dell’uomo ed ha diffuso possibilità di partecipazione  prima inesistenti.
Ma la Tavola dei Valori del Partito Democratico non potrà venire solo da quella Storia,  ma da una visione pluralista della società e da una “fusione” di quei valori.

Credo sia innegabile che, ad oggi, un punto di partenza imprescindibile e di incalcolabile valore per iniziare a ragionare su questo tema sia la Costituzione, indiscussa custode di ineludibili principi di democrazia condivisi da tutti.

Libertà, eguaglianza, legalità, civiltà, tolleranza, si associano con dignità, sussidiarietà, equità per affermare un modello sociale di coesione e diritti che è l’asse portante di ogni democrazia.

Quindi, quale migliore “Carta dei Valori” della Carta recentemente confermata con un Referendum che ne ha ribadito la legittimazione?
Certo, vi è molto da lavorare.
Ma questo ragionare significa ripartire dall’art. 1, dove si legge che l’ Italia è una ”…la Repubblica democratica fondata sul lavoro”,  o dall’art. 3, che ci ricorda come la pari dignità “sociale“ sia fondamento dell’uguaglianza, o dell’art. 36, che ci parla dell’”esistenza libera e dignitosa” del lavoratore: ancora oggi l’associazione tra libertà e dignità delle persone è questione centrale!

Tuttavia, penso che la trama dei diritti della prima parte richieda una rinnovata attenzione, che coniughi la garanzia di libertà fondamentali con le novità di un ambiente marcato dalle innovazioni tecnologiche e scientifiche e che si nutra della libertà di comunicazione, informazione, circolazione e della stessa libertà personale.  

Ecco, allora, la necessità di far incontrare la multiculturalità con la sostenibilità, il lavoro con le pari opportunità, la laicità con il sapere per  creare veramente un Partito Nuovo, e non un Nuovo Partito

Questa idea della democrazia presuppone necessariamente un robusto fondamento etico dell’azione politica.
L’ETICA: un valore tanto misconosciuto quanto esaltato come principio ispiratore di tutta la vita sociale da Adriano Olivetti, fondatore nel ’56 del “Movimento di Comunità” e di quel cammino che la ns. Associazione ha continuato a distanza di molti anni.

Anche questo valore rimanda, dunque, ai grandi principi, elaborati dal liberalismo, dal socialismo e dal pensiero cristiano e che sono alla base del modello sociale europeo: la libertà, la giustizia e la solidarietà, principi reciprocamente necessari.
Dal rapporto tra etica e politica parte il grande rinnovamento intellettuale, che non potrà essere disgiunto da quello morale.
Infatti, se non vuole ridursi ad un “comitato d’affari”, la democrazia dovrebbe essere irrobustita con forti motivazioni etiche che, tuttavia, andrebbero mantenute distinte: pertanto, occorrerebbe  evitare pericolose commistioni tra un’etica condivisa  (etica del lavoro e della responsabilità, etica della persona e del dialogo) e la politica.

Di fronte a questioni di tale portata, ecco che anche l’etica condivisa può consentire sia di realizzare un reciproco riconoscimento di principi che di affrontare la sfida dell’elaborazione di una “tavola di valori” comuni a credenti e socialisti, cattolici e non credenti, intorno ai quali orientare la ricerca di soluzioni nuove ai problemi della nostra epoca.

Un sistema di valori  e  programmi  carichi di “radicalità” saranno dunque le condizioni essenziali per la nascita del Partito Democratico: un partito che, per essere “diverso”, dovrà avere necessariamente una forte partecipazione dal “basso”, complementare a quella “dall’alto”.   Nascerà se saprà cambiare atteggiamento culturale di fronte alle nuove tecnologie; se saprà valorizzare fino in fondo le energie e le potenzialità che esprime il nostro Paese; se saprà trasmettere passione, emozioni,  sentimenti e fiducia nel futuro.

E per realizzare questi obiettivi,dovremmo ricordare la celeberrima esortazione kennediana:

“Non chiedetevi cosa il Paese può fare per voi, ma cosa voi potete fare per il Paese”.

Stefano Volante
Responsabile di COMMUNITAS2002 MILANO  e  SEGRATE
Cittadini per l’etica nella politica