Il 15 Nov. era stata proposta, e approvata a larga maggioranza, una
iniziativache doveva vedere il 10/11 gennaio 2004 insieme pariteticamente
partiti,movimenti ed esponenti della società civile per confrontarsi
e analizzare la proposta Prodi di una lista unitaria per le Europee.
Circola invece oggi un’ipotesi di un incontro in cui avranno la
parola 15/16politici, 15 personalità della società civile,
circa 10 esponenti di altre associazioni e solo 5 (sic) esponenti dei
movimenti/girotondi questi ultimi già individuati con nome e
cognome che potrebbero parlare, probabilmentea nome di tutti, ma senza
che si sappia che cosa diranno, senza delega da parte del complesso
e varie gato mondo dei movimenti.
I movimenti, per loro natura, sono portatori di valori non completamente
omologabili, soprattutto nel modo di conseguire gli obiettivi primari
che sono quelli di ristabilire le condizioni per una democrazia compiuta,
giusta, pluralista e solidale.
L’assemblea dei movimenti (che sia veramente tale, e non solo
frutto diuna scelta accurata fra chi deve partecipare e chi no, chi
far parlare e chi no) comunque non è un partito: almeno fino
ad oggi; occorrerebbe infatti un percorso costituente per diventare
tale. Quindi nessuno singolarmente (o in ristretta elite) può
cambiare le decisioni prese o parlare a nome el movimento senza aver
avuto la necessaria delega (che ribadiamo deve essere a larga maggioranza)
sulle idee da proporre
all’assemblea con i politici.
Ricordiamo che su questi punti così delicati si era convenuto
di assumere,come deliberate, solo le decisioni prese a larghissima maggioranza,
stante le difficoltà di valutare la giusta rappresentatività
dei votanti.
Inoltre chi far parlare e chi no, a nome di chi e su argomenti di tale
rilevanzada coinvolgere il futuro politico del movimentismo e non solo,
non può essere deciso da una ristrettissima cerchia, perché
in questo caso assumeremmo gli stessi comportamenti dei partiti dove,
almeno, nei congressi si discute e si decide la linea politica, i programmi,
e i leader e i portavoce vengono liberamente e democraticamente eletti.
Esiste il problema della rappresentanza, ma non è sempre detto
che chi ha maggiore visibilità mediatica esprima compiutamente
tutte, o almeno le più significative, posizioni dei vari movimenti
che vanno da un radicalismo estremo antipartitico e addirittura antivoto,
ad una posizione più
costruttiva e collaborativa, tesa a coinvolgere e "costringere"
i partiti a metterein atto tutti gli sforzi possibili per trovare principi-base
di intesasenza veti preconcetti, ma anche senza tatticismi di corto
respiro.
Avere maggiore visibilità non significa automaticamente avere
la leadership ed essere autorizzati a portare avanti le proprie visioni
politiche, peraltro rispettabili e in buona parte condivisibili, anzi
comporta maggiore responsabilità nell'ascoltare tutte le voci
e rappresentarle il più organicamente possibile con trasparenza
e onestà intellettuale. E' quantomai opportuno evitare anche
il sospetto che si sia creata una struttura autoreferenziale che dimentica
di ricercare il confronto e il dialogo con chi può pensarla diversamente.
Tornando alla convention del 10/11 Gen e rifacendoci a quanto deciso
in assemblea, sembra chiaro che occorre, in questa occasione, dire BASTA
ALLO SPETTACOLO NELLA POLITICA.
Questa è un’occasione importante per far partecipi i politici
e le personalità che vorranno ascoltarci (e che non necessariamente
dovranno parlare tutte) di quali siano i valori di cui siamo portatori,
le richieste che facciamo alla politica istituzionale e le modalità
con cui vogliamo portarle avanti.
Non si capisce il concetto dell'essere "generosi" nei confronti
degli ospiti: ci riuniamo per discutere con la classe politica del centro
sinistra le modalità attuative del progetto Prodi per la lista
unitaria. Ci riuniamo per far sapere quali sono i punti fermi e irrinunciabili
su cui i movimenti non cederanno mai: giustizia uguale per tutti, diritti
costituzionali, pluralismo informativo, scuola e sanità pubbliche,
salvaguardia dei beni fondamentali patrimonio di tutti i cittadini (beni
culturali, ambientali, equità fiscale?.).
Ci riuniamo per sentire dai politici quali sono i loro impegni primari
e condivisi su cui stringere un’alleanza programmatica e su cui
chiederanno la fiducia e i voti ai cittadini.
Non ci riuniamo per sentire nuovamente, o far sentire ai politici, le
proteste (giustissime) di Santoro, la satira (efficacissima) della Guzzanti
o l’ironia (incisiva e pungente) di Travaglio, che hanno già
avuto in tante sedi il loro pubblico e le loro platee e continueranno
ad averlo e continueremoa chiedere il loro prezioso contributo. Sono
dei favolosi comprimari con cui sollecitare la società a prendere
coscienza del disastro politico in cui siamo impantanati.
Oggi tocca a noi movimenti far sentire la nostra voce politica e non
solo esprimerci esclusivamente nella protesta civile; dobbiamo chiedere
ai politici e decidere con essi quali siano i principi comuni su cui
valga la pena di mostrarsi uniti e unitari con Prodi per l’Europa.
Angelo Salvatori
Communitas 2002