SOCIETA' CIVILE E RITUALITA' POLITICHE
Data: 28 Agosto 2004


Abbiamo seguito e continueremo a seguire il dibattito pre-congressuale dei DS sull’Unità. In particolare ci interessano le posizioni di quanti si dicono favorevoli alla partecipazione dell’associazionismo culturale e politico della società civile alla costruzione del percorso politico verso una vera unità dell’attuale opposizione.

Noi di Communitas 2002, associazione politico-culturale di centro sinistra che programmaticamente trae ispirazione dal documento politico con cui Adriano Olivetti ha dato vita al Movimento di Comunità nel 1953 e dal suo socialismo solidaristico, da sempre siamo favorevoli a una collaborazione fattiva tra le associazioni non-partitiche e i partiti del centro sinistra.
Certo questa collaborazione non è e non può essere acritica, ma anzi deve fungere da stimolo e da pungolo soprattutto quando i partiti si abbandonano alle loro cerimonie interne autoreferenziali, non sempre decrittabili per chi non partecipa alle diatribe intestine e soprattutto per chi non è influenzato dal fascino del potere.
Seguiamo quindi il dibattito pre-congressuale dei DS in termini attenti, concreti e costruttivi e siamo disponibili a dare il nostro contributo se, e quando ce ne sarà data l’opportunità.

Non sappiamo se questo congresso riuscirà a dirimere le contrapposizioni tra le posizioni riformiste della maggioranza e quelle più radicali della sinistra DS. Siamo certi però che, al di là delle ritualità congressuali, questo è il tema dominante e la vera ragione del confronto che deve essere aperto e approfondito, anche perché noi riteniamo che il processo che porterà alla costruzione di una Coalizione della Sinistra Democratica Europea sul modello di analoghi partiti del vecchio continente, sia oggi ineluttabile dato lo stato di disgregazione economico/politica in cui annaspa il Paese. L’unico problema è il tempo che occorrerà per la realizzazione di questo percorso, non essendo per nulla tentati dalle sirene neo-centriste e neo-proporzionaliste che si intravvedono dietro alcune posizioni della Margherita e dell’UDC.

E’ per queste ragioni che Communitas 2002 è stata la prima ma non l’unica Associazione ad aderire al progetto Uniti nell’Ulivo e che, di conseguenza, in questo momento è favorevole per mille ragioni, pur non sottovalutandone le difficoltà, al progetto federativo di cui si discute.
La prima ragione in favore della Federazione è quella di costituire un nucleo forte e centrale attorno al quale unire tutte le forze che possono concorrere a una coalizione ampia, coesa sul programma e quindi in grado di vincere le prossime tornate elettorali. Infatti, malgrado la grande “attività” della CdL, il risultato positivo per la sinistra non è per nulla né scontato né facile.

D’altro canto, nell’ambito del Gruppo di lavoro della Costituente dell’Ulivo presieduto dal Prof. Scoppola, di cui Communitas 2002 fa parte, esistono posizioni diverse e sensibilità diverse, come abbiamo potuto constatare; in particolare alcune criticità di non facile ricomposizione si sono riscontrate tra i Verdi e i Comunisti Italiani e, più recentemente, nell’ambito della Margherita, come si è detto, si sono manifestate tendenze centrifughe che possono mettere a rischio il processo federativo e conseguentemente il processo costitutivo della Coalizione che vorremmo ancora chiamare Ulivo.

Queste posizioni e sensibilità dovranno trovare certamente uno spazio all’interno della futura coalizione, ma non potranno e non dovranno costituire un ostacolo insormontabile alla realizzazione del progetto.

Così come le istanze dei gruppi più radicali della società civile andranno ascoltate e quindi incanalate nel grande progetto, pena la loro sterilità. Di questi gruppi, come abbiamo sempre sostenuto anche all’interno delle varie assemblee (Teatro Vascello novembre 2003 e Teatro Vittoria) non condividiamo la pretesa di cancellare, ex abrupto, l’attuale classe dirigente del centro sinistra per la sostituzione della stessa con i presunti leader del radicalismo. Abbiamo a suo tempo, e ben prima delle elezioni, criticato fermamente la scelta cervellotica di alcuni gruppi dell’estremismo più radicale dei movimenti di legarsi strutturalmente al gruppo Di Pietro-Ochetto: non era una proposta politica ma piuttosto una contrapposizione antipolitica ed i risultati delle elezione lo hanno ampiamente dimostrato; così come al limite dell’inspiegabile, ci è sembrata la scelta della lista dei professori fiorentini che si è rivelata, al di là forse delle intenzioni, una mera lista di disturbo.
Sono questi errori politici gravi che rischiano di vanificare la credibilità dei gruppi movimentistici e con essi il grande lavoro di risveglio civile che indubbiamente hanno meritoriamente svolto, in modo più o meno spontaneo e consapevole, ma senza dubbio molto efficace.

Va ricercato quindi un soggetto autorevole in grado di gestire e unificare questa grande e articolata galassia costituita da partiti grandi e piccoli, associazioni, movimenti riflessivi e radicali.
Questo soggetto deve avere grande equilibrio politico, riconosciuta leader-ship, valenza internazionale, grande visione etica: questa persona esiste ed è ovviamente Romano Prodi.
Ma un leader riconoscuto non basta e non deve bastare. Intorno al leader bisogna costruire un squadra di primo livello attingendo al grande serbatoio di cui, al contrario della destra, il centro sinstra è ricco. Vanno quindi inseriti esponenti della società civile, della cultura, delle professioni, dell’industria che abbiano però, prima ancora delle professionalità di alto livello, una visione polica e una spinta ideale.
In questa ottica anche l’ipotesi Primarie e la costituzione dell’Albo degli Elettori, proposto dai Cittadini per l’Ulivo, può essere molto utile.
Le Primarie, oltre a dare ulteriore forza alla leadership di Prodi, possono essere un formidabile strumento di mobilitazione dell’opinione pubblica e spingere sempre più persone verso forme di politica partecipata, specialmente se alla consultazione delle Primarie verrà associata, in un qualche modo, una forma partecipativa alla definizione del programma.

Ritornando al tema iniziale ci aspettiamo dal Congresso DS una risposta politica ampia a tutti questi problemi e, se ci sarà dato modo di partecipare, come ci auguriamo, daremo tutto il nostro supporto e contributo.

Angelo Salvatori
Presidente di Communitas 2002