Abbiamo seguito e continueremo a seguire il dibattito pre-congressuale
dei DS sull’Unità. In particolare ci interessano le posizioni
di quanti si dicono favorevoli alla partecipazione dell’associazionismo
culturale e politico della società civile alla costruzione del
percorso politico verso una vera unità dell’attuale opposizione.
Noi di Communitas 2002, associazione politico-culturale di centro sinistra
che programmaticamente trae ispirazione dal documento politico con cui
Adriano Olivetti ha dato vita al Movimento di Comunità nel 1953
e dal suo socialismo solidaristico, da sempre siamo favorevoli a una
collaborazione fattiva tra le associazioni non-partitiche e i partiti
del centro sinistra.
Certo questa collaborazione non è e non può essere acritica,
ma anzi deve fungere da stimolo e da pungolo soprattutto quando i partiti
si abbandonano alle loro cerimonie interne autoreferenziali, non sempre
decrittabili per chi non partecipa alle diatribe intestine e soprattutto
per chi non è influenzato dal fascino del potere.
Seguiamo quindi il dibattito pre-congressuale dei DS in termini attenti,
concreti e costruttivi e siamo disponibili a dare il nostro contributo
se, e quando ce ne sarà data l’opportunità.
Non sappiamo se questo congresso riuscirà a dirimere le contrapposizioni
tra le posizioni riformiste della maggioranza e quelle più radicali
della sinistra DS. Siamo certi però che, al di là delle
ritualità congressuali, questo è il tema dominante e la
vera ragione del confronto che deve essere aperto e approfondito, anche
perché noi riteniamo che il processo che porterà alla
costruzione di una Coalizione della Sinistra Democratica Europea sul
modello di analoghi partiti del vecchio continente, sia oggi ineluttabile
dato lo stato di disgregazione economico/politica in cui annaspa il
Paese. L’unico problema è il tempo che occorrerà
per la realizzazione di questo percorso, non essendo per nulla tentati
dalle sirene neo-centriste e neo-proporzionaliste che si intravvedono
dietro alcune posizioni della Margherita e dell’UDC.
E’ per queste ragioni che Communitas 2002 è stata la prima
ma non l’unica Associazione ad aderire al progetto Uniti nell’Ulivo
e che, di conseguenza, in questo momento è favorevole per mille
ragioni, pur non sottovalutandone le difficoltà, al progetto
federativo di cui si discute.
La prima ragione in favore della Federazione è quella di costituire
un nucleo forte e centrale attorno al quale unire tutte le forze che
possono concorrere a una coalizione ampia, coesa sul programma e quindi
in grado di vincere le prossime tornate elettorali. Infatti, malgrado
la grande “attività” della CdL, il risultato positivo
per la sinistra non è per nulla né scontato né
facile.
D’altro canto, nell’ambito del Gruppo di lavoro della Costituente
dell’Ulivo presieduto dal Prof. Scoppola, di cui Communitas 2002
fa parte, esistono posizioni diverse e sensibilità diverse, come
abbiamo potuto constatare; in particolare alcune criticità di
non facile ricomposizione si sono riscontrate tra i Verdi e i Comunisti
Italiani e, più recentemente, nell’ambito della Margherita,
come si è detto, si sono manifestate tendenze centrifughe che
possono mettere a rischio il processo federativo e conseguentemente
il processo costitutivo della Coalizione che vorremmo ancora chiamare
Ulivo.
Queste posizioni e sensibilità dovranno trovare certamente uno
spazio all’interno della futura coalizione, ma non potranno e
non dovranno costituire un ostacolo insormontabile alla realizzazione
del progetto.
Così come le istanze dei gruppi più radicali della società
civile andranno ascoltate e quindi incanalate nel grande progetto, pena
la loro sterilità. Di questi gruppi, come abbiamo sempre sostenuto
anche all’interno delle varie assemblee (Teatro Vascello novembre
2003 e Teatro Vittoria) non condividiamo la pretesa di cancellare, ex
abrupto, l’attuale classe dirigente del centro sinistra per la
sostituzione della stessa con i presunti leader del radicalismo. Abbiamo
a suo tempo, e ben prima delle elezioni, criticato fermamente la scelta
cervellotica di alcuni gruppi dell’estremismo più radicale
dei movimenti di legarsi strutturalmente al gruppo Di Pietro-Ochetto:
non era una proposta politica ma piuttosto una contrapposizione antipolitica
ed i risultati delle elezione lo hanno ampiamente dimostrato; così
come al limite dell’inspiegabile, ci è sembrata la scelta
della lista dei professori fiorentini che si è rivelata, al di
là forse delle intenzioni, una mera lista di disturbo.
Sono questi errori politici gravi che rischiano di vanificare la credibilità
dei gruppi movimentistici e con essi il grande lavoro di risveglio civile
che indubbiamente hanno meritoriamente svolto, in modo più o
meno spontaneo e consapevole, ma senza dubbio molto efficace.
Va ricercato quindi un soggetto autorevole in grado di gestire e unificare
questa grande e articolata galassia costituita da partiti grandi e piccoli,
associazioni, movimenti riflessivi e radicali.
Questo soggetto deve avere grande equilibrio politico, riconosciuta
leader-ship, valenza internazionale, grande visione etica: questa persona
esiste ed è ovviamente Romano Prodi.
Ma un leader riconoscuto non basta e non deve bastare. Intorno al leader
bisogna costruire un squadra di primo livello attingendo al grande serbatoio
di cui, al contrario della destra, il centro sinstra è ricco.
Vanno quindi inseriti esponenti della società civile, della cultura,
delle professioni, dell’industria che abbiano però, prima
ancora delle professionalità di alto livello, una visione polica
e una spinta ideale.
In questa ottica anche l’ipotesi Primarie e la costituzione dell’Albo
degli Elettori, proposto dai Cittadini per l’Ulivo, può
essere molto utile.
Le Primarie, oltre a dare ulteriore forza alla leadership di Prodi,
possono essere un formidabile strumento di mobilitazione dell’opinione
pubblica e spingere sempre più persone verso forme di politica
partecipata, specialmente se alla consultazione delle Primarie verrà
associata, in un qualche modo, una forma partecipativa alla definizione
del programma.
Ritornando al tema iniziale ci aspettiamo dal Congresso DS una risposta
politica ampia a tutti questi problemi e, se ci sarà dato modo
di partecipare, come ci auguriamo, daremo tutto il nostro supporto e
contributo.
Angelo Salvatori
Presidente di Communitas 2002