COSTITUZIONE ANTICOSTITUZIONALE E MIGRANTI
Data: 11 Ottobre 2004


Meditando sulla Costituzione Italiana, trasmettiamo due riflessioni che richiedono mobilitazione, se non altro delle coscienze e della diffusione di una più vasta informazione.

La Costituzione anticostituzionale

Continua inesorabile la marcia delle destre all’assalto della Costituzione della Repubblica Italiana.Ultimamente è stato sferrato un attacco pesante al Quirinale: l’unità nazionale frutto delle aspirazione risorgimentali e delle lotte della restistenza verrebbe distrutta a favore di una fantomatica unità fedederale che non è e non rappresenta lo spirito di questo Paese.

Si sta costruendo una nuova costituzione anticostituzionale, si stanno eliminando tutti i sistemi di freni e contrappesi che, come dice il costituzionalista Giovanni Sartori, sono la base e l’anima di ogni costituzione.
Il cosidetto premierato forte, insieme allo svuotamento delle funzioni del Senato, sono già stati praticamente votati. Questa forma di democrazia rappresentativa che emergerebbe da questo mostro giuridico è frutto di una deriva plebiscitaria populista che nasce esclusivamente da interessi e accordi politici di parte e da una visione antisolidale che caratterizza l’attuale maggioranza.

Con grande determinazione bisogna reagire.

Communitas 2002 invita tutti i soci a mobilitarsi e tutti i movimenti e le associazioni a coordinarsi con coloro che hanno a cuore la difesa della Costituzione. Occorre un forte lavoro sinergico per preparare l’opinione pubblica alla necessità di un referendum che porti all’abrogazione di questo mostro giuridico.

E’ opportuno creare collegamenti fra tutti i soggetti interessati a portare avanti questa battaglia.

Communitas si dichiara finora disponibile.

Communitas 2002

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Riceviamo e, autorizzati, trasmettiamo

I migranti, la Costituzione e la "civiltà del diritto"

Le cronache di questi giorni ci consegnano la negazione, sempre più nitida, della nostra "civiltà del diritto", di quell'insieme di princìpi e di regole su cui si è fondata la promessa di libertà delle democrazie costituzionali.

Rinchiudere coattivamente persone in /centri/ variamente denominati in assenza di qualsiasi intervento di un giudice è vietato dalla nostra Costituzione. E la situazione non cambia se i /centri/ sono dislocati fuori dei confini nazionali. Quel "rinchiudere" potrà essere chiamato in modi diversi, ma gli eufemismi più sofisticati non ne cambiano la natura: resta una limitazione della libertà personale, che può essere legittimamente disposta solo sulla base di una legge e con l'intervento di un giudice nell'ambito di un giusto processo.

Aprire le porte a chi, nel proprio paese, è perseguitato è un /dovere/ per gli ordinamenti democratici: lo impongono le norme nazionali, come l'art. 10 della nostra Costituzione, ma anche le fonti internazionali su cui si fonda la promessa dell'universalismo dei diritti inviolabili della persona.

Le libertà e le garanzie fondamentali devono valere per /qualsiasi/ persona, indipendentemente dal luogo di nascita. Se ciò non accade, esse si trasformano in privilegi che perpetuano forme di razzismo neo-coloniale, non scalfito dall'emozione, di tanto in tanto, per l'ultimo naufragio.

Le storie e il destino dei migranti sono il banco di prova per l'idea di "sacralità" e di primato della persona, affermata dalla Costituzione repubblicana. Per questo l'immigrazione è la vera questione delle democrazie contemporanee.

Ottobre 2004

Magistratura Democratica