Caro Padellaro,
la tua analisi sulla ‘scomparsa’ dei movimenti dalle piazze
(L’Unità 23 Ott.) ci sembra condivisibile, almeno in larga
parte. La nascita dei movimenti sorti dopo il famoso grido di Moretti
a Piazza Navona, rispondeva a uno stato d’animo dei partiti che
definirlo di sconforto è poco. Lo stesso Fassino ammette con
chiarezza che a Pesaro si è riunito un partito ‘smarrito
e incerto del suo stesso futuro’. Da allora molta acqua è
passata sotto i ponti; ora l’opposizione è più determinata,
aggressiva, conduce battaglie in Parlamento con grinta e …..purtroppo
con scarsi risultati, dati i rapporti di forza esistenti e la capacità
di compattamento della CdL basata sul ricatto e sulla forza del potere
(leggasi denaro).
E i Movimenti? Anche qui è condivisibile la tua analisi sul fatto
che i movimenti hanno conseguito il loro principale obiettivo e cioè
quello di spingere e stimolare l’opposizione parlamentare a un’azione
più incisiva e visibile e dare così maggior fiducia al
loro elettorato. Purtroppo in questa totale sordità democratica
dell’attuale governo, anche le modifiche migliorative che si fanno
accettare in Parlamento, spesso vengono annullate con emendamenti blindati
al momento del voto finale.
Dopo le imponenti manifestazioni per la pace svoltesi in tutto il mondo,
forse che il Governo Italiano si è creato scrupoli nell’infilarsi
in una guerra disastrosa senza neanche sentire il dovere di passare
per il Parlamento? L’art 11 della Costituzione lo vieta, ma abbiamo
visto la considerazione in cui viene tenuta la Costituzione Repubblicana
(ancora vigente, se non erro): carta straccia da rifare a piacimento
e a convenienza di un gruppo di potere ricattato da un partito che rappresenta
meno del 5% dell’elettorato. A nulla sono valsi i richiami dei
massimi costituzionalisti e del Capo dello Stato; potevano forse incidere
un numero di cittadini (numero di qualsivoglia entità) di fronte
alla pervicacia dei signori, anzi i padroni del Palazzo della cui sensibilità
democratica abbiamo già detto?
Sentiamo che comunque le grandi manifestazioni per la pace, se non hanno
inciso sull’azione governativa, hanno contribuito molto a creare
un sentimento comune e diffuso nel popolo italiano.
I Movimenti e le Associazioni più riflessive dopo aver dato quella
iniezione di energia all’opposizione (merito che solo in rarissimi
casi viene loro riconosciuto dai partiti, e spesso con un certo fastidio)
hanno pensato di diversificare la loro azione, azione che ritengono
debba essere di stimolo ai partiti, a volte anche di critica, ma soprattutto
deve servire a indurre un’elettorato sfiduciato e emarginato (spesso
tenuto a debita distanza per non disturbare il ‘manovratore’)
a riavvicinarsi alla riflessione e partecipazione Politica, senza necessariamente
passare per i partiti.
Communitas 2002 ( che come programma culturale/politico si ricollega,
anche nel nome, al Movimento di Comunità di Adriano Olivetti)
ha fatto proprio questo percorso.
Ha partecipato a tutte le grandi manifestazione di piazza da S. Giovanni
in poi. La manifestazione anti-Cirami è andata a farla ad Arcore
davanti alla villa del Potentissimo, e sempre ad Arcore ha organizzato
il convegno politico della Festa dell’Unità del 2003, e
poi vi ha raccolto le firme per il Referendum anti immunità all’insegna
de‘’ La legge è uguale per tutti’’.
E poi… marce della Pace, manifestazioni contro la riforma Moratti,
per il diritto alla salute, contro la riforma dell’ordinamento
giudiziario, contro questa sciagurata riforma della Costituzione votata
a colpi di maggioranza. Su quest’ultimo tema, stante l’impossibilità
di un reale contrasto, sia dentro che di fronte al Parlamento che già
oggi si può dire esautorato, le Associazioni e i Movimenti si
stanno organizzando per preparare, in primo luogo le coscienze, al referendum
che secondo la legge dovrebbe confermare le modifiche alla Costituzione
e che noi vogliamo, invece, che vengano cancellate dai cittadini. Battaglia
non facile né scontata che deve essere preparata per tempo.
A fianco di tante manifestazioni abbiamo organizzato numerosi convegni
per riflettere e far maturare coscienze politiche sui temi più
caldi e maggiormente messi in pericolo dall’azione di questo esecutivo:
lavoro, scuola, giustizia (è questo un tema particolarmente sentito
e per il quale molti magistrati ci conoscono e ci stimano), informazione
pluralistica e alternativa etc.
L’ultimo convegno si terrà il prossimo lunedì (nota
per Antonio Padellaro: vedi finestrella in prima pagina dell’Unità
di oggi sabato 23 Ottobre) incentrato sull’etica di impresa secondo
quella che è stata l’esperienza Olivettiana.
Dunque, i movimenti non sono spariti, lavorano in altro modo, anche
perché tutta l’attività è basata sul volontariato
e sull’autofinanziamento, e in tempi così preoccupanti,
con l’economia così depressa, tutto diventa più
difficile; anche il tempo da dedicare al movimentismo viene ‘rubato’
al lavoro, e non sempre ce lo si può permettere.
Simona Giovannozzi Salvatori
Coordinatrice di
Communitas 2002