Incontro con Piero Fassino

Data: 20 Gennaio 2005

Communitas 2002 ha promosso e partecipato all'incontro con Piero Fassino del 20 gennaio 2005

Verso il Congresso DS

Incontro con Piero Fassino

Roma 20 Gennaio 2005

 

Chi mi ha preceduto ha già ringraziato Piero Fassino per la disponibilità ad incontrare le nostre Associazioni in un momento politico così impegnativo. Io ovviamente mi associo a questi ringraziamenti, ma al di là di questo, vorrei sottolineare ancora una volta l’importanza dell’evento e la straordinaria occasione che ci viene offerta di poter contribuire con il nostro apporto alla discussione congressuale della più grande e, speriamo, più moderna forza del centro sinistra.

 Communitas 2002 è un’associazione politico/culturale di centro sinistra che trae ispirazione dal documento politico con cui Adriano Olivetti ha dato vita nel 1953 al Movimento di Comunità, movimento basato su un socialismo solidaristico e di cultura Azionista, cultura che ha in Piero Gobetti e Luigi Einaudi gli antesignani, cultura che è arricchita da un misto di liberalismo vero,  di democrazia partecipata e socialismo democratico; che si caratterizza per eclettismo e pragmatismo, e che  trae da questi filoni culturali  intransigenza e  rigore etico, nei confronti delle scelte politiche e culturali.

 Forti di questi principi ispiratori, da sempre siamo favorevoli, e da oggi possiamo dire anche fautori, di una collaborazione fattiva tra le Associazioni non partitiche e i partiti del centro sinistra.

Certo questa collaborazione non è, e non può essere acritica, ma anzi deve fungere da stimolo e da pungolo. E’ in questa ottica che abbiamo seguito il dibattito pre-congressuale dei DS in termini attenti, concreti e costruttivi, partecipando al Congresso provinciale milanese. Con questi presupposti, abbiamo sostenuto, da esterni, la mozione: Per vincere. La sinistra che unisce, sottoscrivendo il documento: Le città, il Federalismo, la Gente comune insieme con Il Campo ed altre associazioni.

 Costruire una grande alleanza democratica oggi è una necessità  per combattere lo stato di disgregazione economica e politica in cui annaspa il Paese, analogamente è fondamentale dare una forte guida  a questa alleanza, creando al suo interno un soggetto politico promosso dai partiti della lista Uniti nell’Ulivo, che sia aperto (realmente, senza veti) all’adesione di altre forze politiche, sociali e associazionistiche che sono parti vitali di un moderno riformismo.

La FED deve essere un soggetto politico e non un semplice accordo regolamentato. Il Paese ha bisogno della Federazione dei Riformisti.

Questo progetto è dettato, prima di tutto, dalla Storia, e può essere ostacolato, ma non fermato. Se non lo gestiremo noi, ora, lo gestirà qualcun altro dopo, cioè dopo l’ennesima sconfitta.

Questo tipo di percorso, però, non deve essere visto solo come una necessità tattica contingente, ma al contrario come una straordinaria opportunità di coinvolgimento attivo di forze positive utili a rafforzare la costruzione, nel tempo, di un nuovo soggetto politico Riformista Europeo. L’Europa infatti richiede un soggetto politico strategico, sovranazionale che sappia gestire il processo di integrazione sia sul piano economico/finanziario, fiscale e giuridico,  sia su quello più generale dei diritti civili e delle libertà fondamentali.

 E’ per queste ragioni che Communitas 2002 è stata la prima, ma non l’unica, Associazione ad aderire al progetto Uniti nell’Ulivo e che coerentemente è favorevole al progetto federativo di cui si discute, pur non sottovalutandone le difficoltà. (Ci rendiamo infatti conto che per noi che chiediamo di entrare non si pongono problemi vitali di cessione di sovranità, come invece si richiede ai partiti che devono sottostare a decisioni a maggioranza o rimettersi a sintesi da parte della leadership)

 Sappiamo, e lo abbiamo constatato partecipando al Gruppo di Lavoro della Costituente dell’Ulivo nel corso del 2004, che esistono posizioni diverse e sensibilità molto diverse nei confronti della coalizione che vorremmo ancora chiamare ULIVO.

 Anche le istanze dei gruppi della sinistra radicale andranno ascoltate e valutate e quindi incanalate nel grande progetto, pena la loro sterilità.

La leadership di Romano Prodi è chiamata dunque a gestire, unificare e concordare questa grande galassia costituita da un nucleo forte ed omogeneo e una galassia di partiti più o meno grandi, associazioni, movimenti idealistici e/o radicali.

Intorno a questo leader occorre costituire e legittimare una squadra di primo livello attingendo al grande serbatoio di cui, al contrario della destra, il centro sinistra è ricco.

Per quanto riguarda le Primarie occorre mettere in atto una qualsivoglia azione che fermi una certa deriva antipolitica che serpeggia in alcune aree del centrosinistra; comunque esse vengano configurate, possono essere un formidabile strumento di mobilitazione dell’opinione pubblica per spingere sempre più persone verso forme di politica partecipata, specialmente se contestualmente si potranno formulare contributi da parte della società civile al programma.

 Unità è il grido alto e forte che si è levato nel Palalido lo scorso Dicembre di fronte a tutti i segretari del centro sinistra.

Senza unità non è possibile affrontare i problemi gravissimi che abbiamo di fronte.

  • E’ necessario difendere la Costituzione dall’assalto di questa destra che mistifica come riforme solo i propri interessi di parte.
  • E’ necessario ripristinare lo stato sociale ormai ridotto in pezzi
  • E’ necessario difendere il bipolarismo gentile a cui dobbiamo aspirare
  • E’ necessario promuovere una reale riforma della Giustizia
  • E’ necessario restituire trasparenza e pari condizioni all’informazione politica
  • Ma soprattutto dobbiamo ridare slancio all’Economia Italiana, troppo ingessata in un processo regressivo che non può produrre  le risorse minime che rimettano  in moto il paese e dobiamo attuare le riforme utili  a tutta la comunità e non quelle funzionali solo a un ristretto gruppo di potere.

 Il tema del declino ci impone di sviluppare un programma in grado di liberare le energie e le potenzialità delle risorse umane: penso in particolare all’immenso serbatoio di intelligenza e progettualità silente presente nel nostro Mezzogiorno.

 Oggi anche il mondo imprenditoriale chiede al governo di promuovere azioni in grado di fare sistema, per affrontare insieme queste sfide.

L’economia globalizzata, che impone innovazione e sviluppo, fa sentire all’impresa moderna quanto la mera logica della massimizzazione del profitto sia inadeguata; oggi questa sfida alla complessità induce alla massimizzazione della qualità valore. È  solo l’interazione complessa di capitale investito, ricerca, innovazione, e soprattutto risorse umane, che è in grado di produrre reale valore aggiunto all’impresa.

 In prospettiva una straordinaria occasione si sta concretizzando per il nostro Paese: lo spostamento degli equilibri mondiali dalla zona Atlantica al Mediterraneo con l’emergere sulla scena mondiale delle due grandi potenze asiatiche: India e Cina. Questo riaccendersi di antichissime civiltà in versione moderna e tecnologicamente aggressiva, pone immensi interrogativi, ma favorisce anche una grandissima opportunità. L’Italia e il suo Mezzogiorno si trovano ad essere, come in un passato glorioso, crocevia di queste nuove direttrici economiche e culturali. E’ questa una nuova sfida di enorme portata cui sarebbe delittuoso non approfittare.

 Mi avvio rapidamente alle conclusioni.

 Noi riteniamo che il prossimo Congresso offra ai DS una grande occasione per uscire dagli abituali e rigidi schemi congressuali ed aprirsi al Paese.

Noi chiediamo quindi che, forte del consenso già raccolto attorno alla mozione del Segretario, il Congresso oltre che parlare agli iscritti del Partito, parli soprattutto ai cittadini che sono più preoccupati del loro personale  futuro che non del futuro dei partiti stessi; cittadini che, come non era mai successo negli ultimi 50 anni, hanno bisogno di essere rassicurati, di sentire concretamente la preoccupazione degli eletti per i loro elettori.

In particolare allora Communitas chiede un rapporto continuo e diretto con i partiti della Federazione dell’Ulivo ed in primis con i DS, e che questo rapporto non sia episodico  (in previsione del Congresso), ma costituisca un riferimento duraturo e costruttivo tra società civile e partiti politici.

Sono diversi i segnali che vengono dai cittadini, e da tutta la società organizzata, su un nuovo modo di partecipare alla politica, e sopratutto sulla voglia di partecipare in prima persona alla politica attiva. Le primarie in Puglia ne sono l'esempio più eclatante, ma altri segnali arrivano da tutto il Paese: significa che, come il lievito, questi nuovi fermenti stanno facendo crescere la consapevolezza e la coscienza politica:

  • in Lombardia si costituiscono i Comitati Sarfatti;

  • nel Lazio le Associazioni e i Movimenti propongono a Marrazzo, in una affollatissima convention pubblica, spunti e principi importanti su cui costruire il programma per la Regione;

  • i Comitati per il no al referendum sulla riforma costituzionale si stanno costituendo su base locale in tutta Italia.

  • Su un altro versante, ciò che avviene oggi, il segretario del più grande partito dell'opposizione, in preparazione del suo Congresso Nazionale, incontra le Associazioni che vogliono proporre idee ed esigenze da rappresentare al Congresso.

 Rivolgendomi direttamente a te, caro Piero, ti invito ad adoperarti, nel contingente, alla costruzione di un partito federale leggero di apparati, ma ricco di culture, diffuso nel territorio, ma senza apparire egemone. E’ proprio di chi è certo della forza delle proprie idee non apparire egemone.

Continua nella tua intelligente opera di tessitore per la costruzione della Federazione dell’Ulivo.

 Le Associazioni politiche/culturali come Communitas 2002 non hanno rivendicazioni da fare, chiedono solo di poter collaborare con dignità ai programmi e di essere presenti nei momenti decisionali per poter riferire con onestà a quanti si rivolgono a noi perché ci sentono più disponibili e accessibili.

Per questo ti chiediamo di supportare il nostro ingresso nella futura Federazione dell’Ulivo.

 Concludendo il tema iniziale, ci aspettiamo dal Congresso DS una risposta politica ampia e convincente a tutti questi temi e ci auguriamo di poter dare anche noi, in proporzione,  il nostro contributo.

 Angelo Salvatori

Presidente di

Communitas 2002

 

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