Incontri su temi di attualità |
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| Data: 21 Gennaio 2005 | |
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Communitas 2002 è stata invitata a promuovere e partecipare all'incontro organizzato dall'on. Roberto Zaccaria Finanziaria 2005 e Beni Culturali in Lombardia Communitas 2002 è un’associazione politico/culturale di centro sinistra che trae ispirazione dal documento politico con cui Adriano Olivetti ha dato vita nel 1953 al Movimento di Comunità, movimento basato su un socialismo solidaristico e di cultura Azionista, cultura che ha in Piero Gobetti e Luigi Einaudi gli antesignani, cultura che è arricchita da un misto di liberalismo vero, di democrazia partecipata e socialismo democratico, che si caratterizza per eclettismo e pragmatismo, traendo da questi filoni culturali intransigenza e coerente rigore morale nei confronti delle scelte politiche. Communitas 2002 si era già fatta carico di proporre, in sede di estensione del programma Uniti nell’Ulivo, il tema dei beni culturali come tema non marginale, stante la loro notevole rilevanza anche per la nostra industria preminente: il turismo. I beni culturali dunque andavano portati in sede europea come patrimonio, non solo italiano, da salvaguardare per conservarlo per le generazioni future. Come spesso ho detto una cattiva legge p. es sul conflitto di interessi, si può modificare, ma se un bene è stato venduto (o addirittura svenduto), o un bene ambientale distrutto, una costa cementificata non c’è più legge che possa restituircelo, e di questo dovremo rispondere ai nostri figli. Da più parti si dice che il Ministero dei Beni Culturali (o meglio il Ministro) non esiste più, nel senso che non riesce, o non vuole far sentire la sua voce in nessun ambito, nemmeno in quelli che gli sarebbero propri: il Consiglio Nazionale dei Beni Culturali è stato messo in condizioni di non nuocere e dal 2003 non è più stato convocato; molte Soprintendenze sono prive di responsabili (oltrechè di fondi), il suo assenso al condono ambientale e paesistico ha decisamente condotto al suicidio funzionale del Ministero in questo ambito (e quindi della responsabilità dello Stato per la tutela dei beni stabilita nella Costituzione). Le responsabilità locali sono state sempre più negate nei fatti dal Ministro che si è circondato di schiere di consulenti mai viste: sono stati inoltre nominati 46 dirigenti centrali (a fronte degli 8 che avevano Veltroni e Melandri) e adesso ha ancora nominato altri 5 dirigenti centrali di staff. Tutto questo in evidente ‘omaggio’ al fedralismo, o devoluzione che dir si voglia. Non più tardi di martedì scorso la Corte dei Conti, nell’apertura del proprio anno giudiziario, ha denunciato lo scandalo delle consulenze esterne dell’amministrazione Pubblica che mortifica le competenze specifiche a favore di clientelismi esasperati. L’appesantimento del costo di questa ‘’riforma’’ centralistica (che doveva essere a costo zero) per la dotazione del Ministero, è stimata dai sindacati in circa 1.359 migliaia di euro, da sottrarre ovviamente ad altri capitolo di spesa corrente. Quindi più spesa al centro e meno in periferia, cioè alle Regioni, alle Soprintendenze, dove il depauperamento delle competenze, la sostituzione di gran parte dei funzionari e dirigenti tecnici di altissime competenze con personale amministrativo, sta vanificando le possibilità di conservazione e tutela dei nostri beni culturali. Esempio eclatante e scandaloso, per le modalità con cui si è realizzato, è quello del Sovrintendente ai beni archeologici di Roma La Regina, ma non è l’unico. Ma non divaghiamo. Il tema di questo incontro è focalizzato sui riflessi in Lombardia della legge Finanziaria: sono andata a documentarmi con i massimi esperti di legge finanziaria, negli uffici studi che per mestiere analizzano la legge e i relativi dati. Sul come è strutturata la legge siamo tutti edotti; siamo al limite (o forse già oltre) dei dettami costituzionali: un solo articolo composto di circa 582 commi, al limite non solo della costituzionalità, ma della stessa ragionevole comprensione. Negli esercizi precedenti, l’indagine della Corte dei Conti aveva valutato in circa il 65% l’ammontare della dotazione per restauro e conservazione non spesa. E’ stato quindi quasi automatica la riduzione, effettuata con il famoso decreto taglia spese del 2004, delle dotazioni del Ministero che sono state ridotte del 46% per le spese di funzionamento e del 26% per quelle di investimento. Una volta così ridotti i fondi, forse si può applicare il famoso tetto del 2% di aumento nel 2005. Credo che sia inutile addentrarsi oltre nei conteggi: è evidente che con ciò possiamo dire fine all’attività del Ministero quanto ai suoi fini istituzionali; rimangono solo fondi per pagare stipendi (a funzionari sempre più dequalificati dal punto di vista tecnico-scientifico) e tutte le consulenze esterne decise a livello centrale. Ma qui si innesta un nuovo problema (c’è anche chi la considera un’opportunità, ma è un’opportunità solo per alcuni per fare buoni, anzi ottimi affari): il problema si chiama ARCUS SpA una società creata da Urbani con il collega Lunardi e diretta dall’ex capo di gabinetto di Urbani. La ARCUS opera al di fuori del Ministero e dei suoi organi tecnico-scientifici, svincolata da qualunque regola e controllo, per realizzare restauri, seguendo criteri noti solo alla sua dirigenza, ma che si possono ben immaginare, stante il loro impudente clientelismo. I primi 36 milioni di euro sono stati già distribuiti ‘’a pioggia’’ su esclusivo input dei due ministri (oltre il 17% delle somme sono approdate a Parma città di Lunardi e governata dalla destra). Quindi dobbiamo arguire che le disponibilità finanziare non sono svanite, sono solo indirizzate verso canali diversi e gestite in modo incontrollabile dalla comunità. Ma in nome del reperimento di fondi sono state avviate le famose (o famigerate) cartolarizzazioni. Sono stati posti in vendita beni demaniali o statali seguendo criteri imperscrutabili e a prezzi fissati anch’essi secondo criteri opinabili, rendendo successivamente difficoltoso, se non impossibile, un controllo sulla destinazione d’uso dei beni stessi. Concludendo: sapevate che è in vendita un’area golenale in provincia di Mantova? E’ stabilito l’esclusivo uso agricolo, ma sappiamo bene, per esperienza pregressa, che la privatizzazione di queste aree ne rende pressochè impossibile il controllo, con tutti i danni che ne possono derivare per improvvise (o prevedibilissime) piene. Non è difficile vedere costruzioni imponenti nelle aree golenali, e perfino impianti industriali. Andando verso Genova, lungo l’autostrada ne abbiamo esempi sotto gli occhi di tutti. Come concludere? Avevo proposto di affidare i beni culturali italiani all’Europa perche li salvaguardassero con vincoli severi affidati alla Comunità Europea. Non è stato possibile: sono nostri e li dobbiamo tutelare noi. Vogliamo allora mettere questi beni così preziosi all’attenzione di tutta la comunità? Vogliamo che la prossima manifestazione di Piazza S. Giovanni sia all’insegna di Salviamo la Costituzione - Salviamo i nostri Beni CulturaliSimona Giovannozzi Coordinatrice di Communitas 2002 Milano, 21 Gennaio 2005
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