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PARTITO DEMOCRATICO | |
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Si svolgono con frequenza crescente convegni sul costituendo Partito Democratico, assistiamo inoltre ad un'alluvione di interviste con dichiarazioni di tutti i personaggi politici coinvolti, le discussioni più appassionate sono incentrate sul percorso più utile per arrivare a questa meta apparentemente da tutti desiderata. Tuttavia la frenata della sinistra DS, le incertezze tenute sotto silenzio dei Popolari della Margherita, le accelerazioni di Prodi e dei prodiani, ci fanno intuire che il processo non è di facile realizzazione. Il processo in questione è riassumibile in 4 punti essenziali.
Alla prima domanda sembrerebbe esserci una grande convergenza positiva di cittadini e partiti, come si è detto, con l'eccezione della sinistra DS e la sotteranea, ma rigida, opposizione di una parte significativa della Margherita. Alla seconda domanda la risposta sembrerebbe scontata: il nucleo fondamentale è logicamente costituito dai DS e DL, ma quasi tutti sostengono che il progetto va aperto ad altri partiti (Rosa nel Pugno, IdV, ed altri). Ma la vera novità dovrebbe essere rappresentata dalla terza componente cioè la società civile: le associazioni uliviste, culturali e di impegno sociale nonché da singoli cittadini di chiara fama. Sulla terza domanda, le risposte sono variegate e dipendono da valutazioni politiche e congressuali dei partiti maggiori; alcuni ipotizzano uno scioglimento dei partiti per una fusione nel nuovo soggetto politico con un completo rimescolamento delle carte e, soprattutto, dei quadri dei partiti; altri ipotizzano e caldeggiano invece una prima fase federativa che permetterebbe una migliore modulazione dell'avvicinamento delle varie aree culturali, sociali e politiche, anche di quelle più lontane o addirittura ostili. In questa fase sembra che l'ultimo interrogativo (quali valori) sia il più trascurato, mentre ai singoli cittadini, che vorrebbero avviare il progetto rapidamente, è quello che interessa di più. La domanda che ricorre spesso infatti è: sì, un nuovo partito, ma per fare che? Quale è il programma, i valori di riferimento? I cittadini di centrosinistra hanno dimostrato una grande voglia di partecipazione, non necessariamente all'interno dei partiti di elezione, e l'hanno dimostrata in due occasioni di grande significato politico: le primarie e la larga risposta data al Referendum Costituzionale. In queste due occasioni né gli opinionisti, né i partiti, né i sondaggisti hanno saputo prevedere prima, o coglierne successivamente, il profondo significato Non si può disattendere questa richiesta di partecipazione di questa grande massa di cittadini che in parte è rappresentata dai partiti, ma in buona parte è in cerca di rappresentanza. E' su questa base che in questo momento stanno sorgendo, con non poco senso dell'opportunismo, alcune associazioni che fanno riferimento al Partito Democratico, associazioni di varia ispirazione, ma riconducibili a precisi centri di potere. Questo tipo di associazionismo pretende di accreditarsi come titolari della rappresentanza dell'(ormai abusato) ‘'popolo delle primarie'', senza averne in alcun modo la titolarità, né tantomeno la delega. D'altro canto operano da anni associazioni uliviste che con azione fattiva e capillare hanno contribuito sia nel passato che recentemente, all'affermazione dell'Ulivo come concetto e come realtà politica. L'affermazione della nuova realtà di centro sinistra al governo (e nelle realtà locali) sembra aver tolto a queste associazioni la spinta propulsiva come se l'obiettivo fosse stato ormai raggiunto. Rimane quindi non ancora risolto il problema della rappresentanza dei cittadini, senza ‘'partito di appartenenza'', al processo costituente del PD che molti vorrebbero nominare compiutamente Partito Democratico dell'Ulivo , per non disperdere quel grande patrimonio ideale che l'Ulivo ha rappresentato e ancora oggi vuole rappresentare a tutti i livelli. Questo comune denominatore potrebbe facilitare il processo di omogeneizzazione dei valori comuni in cui i partecipanti al Partito Democratico dell'Ulivo dovrebbero riconoscersi. Esiste pertanto un reale problema di rappresentanza della società civile nel quadro dell'aupicato processo costituente del PD che, secondo noi, dovrebbe, proprio per le ragioni già dette, contenere nel proprio nome anche il concetto di Ulivo. Per cercare una soluzione a questi problemi di rappresentanza e di costruzione valoriale ci sentiamo di proporre la costituzione di un Albo delle Associazioni Uliviste in cui includere tutte le associazioni sia quelle attive da tempo sia quelle che, con motivazioni diverse stanno sorgendo e che vogliono concorrere alla costituzione del futuro partito sia di quelle future. Altre forme di aggregazione delle Associazioni, Reti, Forum ecc. non hanno portato nel passato a soluzioni soddisfacenti. La formula dell'Albo, da includere nel Comitato Promotore del costituendo partito, risolve il problema di lasciare intatte le individualità e le ispirazioni delle varie associazioni, conglobandole peraltro verso un obiettivo comune, accreditando e certificando consistenze, diffusione territoriale e forza rappresentativa. E' evidente che, all'interno del Comitato promotore del Partito Democratico dell'Ulivo, dovrà essere riservata una quota di rappresentanza per la società civile che farà riferimento a quell'Albo. Rimane aperto il tema dei valori del nuovo soggetto politico; su questo punto sembra che tutti siano già d'accordo, mentre è il punto su cui vorremmo massimizzare l'attenzione. I partiti che hanno rappresentato i valori del ‘900 e (pur rinnovati dopo la caduta del Muro di Berlino e dopo tangentopoli) si affacciano al nuovo millennio, devono confrontarsi con realtà del tutto nuove e su cui non sempre sembrano aver assimilato culture e titolo di rappresentanza. Un secolo che ha portato con sé due conflitti mondiali e numerosi conflitti locali, sembra aver generato grandi problemi di stabilizzazione della pace ed è sempre più teso a favorire lo sviluppo delle nazioni già considerate sviluppate. Problemi come immigrazione e relativi diritti, mobilità sul territorio, post-industrializzazione, sovrapopolazione mondiale e relativa fame e sete, limitatezza delle risorse primarie (acqua, aria, fonti energatiche, spazi abitativi etc.), ricerca scientifica e valori etici alla sua base, multiculturalità, terrorismo internazionale, rapporti con l'ISLAM, Europeismo o solidarietà Atlantica, rapporti con il Medio Oriente e la cultura Mediterranea, globalizzazione, solo per citare i più immediati che vengono alla mente, ancora non hanno trovato punti di riferimento certi e condivisi nelle classi dirigenti dei partiti maggiori. Alcune associazioni ne hanno fatto oggetto quasi esclusivo di attività tematica, ma sono temi che vanno elaborati più collegialmente per pervenire a una carta di valori realmente condivisa. E' anche su questo punto che pensiamo che l'associazionismo possa dare un reale contributo di idee e di valori che si rinnovano. Altro punto da non trascurare è l'attuazione piena dell'art.49 della Costituzione. Non basta avere nel nome il termine democratico; occorre che nei fatti e nello statuto la partecipazione di tutte le strutture del partito siano effettivamente democratiche, trasparenti e controllabili. Il nuovo millennio sembra che porti a novità molto maggiori di quante si siano avvertite nel passaggio dei secoli precedenti: sembra che davvero il nuovo millennio voglia richiamare tutta la società a nuove responsabilità ed è in questi termini che va pensato il nuovo soggetto politico: senza leader predeterminati, senza paletti ideologici, senza anatemi, senza dictat. La posta in gioco è così alta e di così ampio respiro per dover sottostare a calendari rigidamente prefissati. Partiamo subito, arriveremo quando si potrà. Communitas 2002 12/07/06 |
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