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VERSO LA COSTITUENTE DEL PARTITO DEMOCRATICO | |
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I VALORI FONDANTI Una seria politica riformista deve partire da una semplice elementare assunto: la testa e il centro dei problemi è e deve essere il cittadino, non le corporazioni siano esse partitiche, sindacali o professionali, deboli o forti che siano, va rivisto quindi il ruolo delle parti sociali, nel senso che si deve tener conto di questo principio universale. Ma il riformismo dall'alto, come afferma Gualtieri (pag 6 relazione di Orvieto Ottobre 2006), il riformismo senza partiti non riesce ad affermarsi; il riformismo di governo ha bisogno di una grande forza politica in grado di sostenere le riforme e di suscitare un moto profondo di partecipazione democratica. Più riduttiva ci è sembrata l'ipotesi di Vassallo (relazione n°3 sulla forma di partito), pur nella giustezza della posizione di negare la supremazia del PARTITO rispetto ai ruoli istituzionali, sembra negare anche l'esigenza di una vita autonoma del Partito rispetto alle istituzioni, configurando lo stesso essenzialmente come macchina elettorale e fabbrica dei candidati, sia pure legittimata dal metodo delle primarie. Ebbene, un partito che sia solo una macchina elettorale sarebbe insufficiente sia nella auspicata forma di partecipazione leggera, che in quella più impegnata, per arrivare a coinvolgere la sfera dei concreti comportamenti individuali che devono caratterizzare la vita di un partito autenticamente progressista. Occorre convincersi che il partito democratico potrà forse nascere ma non potrà mai crescere se non sarà capace di dare anche nell'immediato, una risposta efficace alle degenerazioni del parlamentarismo e all'esigenza del rinnovamento della democrazia dei partiti, ad esempio con l'attuazione e la difesa della della Costituzione. L'ITER DEL P.D. Il seminario di Orvieto ha avuto il pregio di delineare il profilo del P.D. in maniera più nitida quindi concorrendo a superare la fase del se , ma rimane ancora aperta la fase del come . Ci preoccupano infatti sia i tatticismi sia gli atteggiamenti autoreferenziali, sia le minacce di scissione più o meno velate che emergono dalle aree estreme. Recentemente è stato insediato il comitato dei 13 Saggi che ha il compito di redigere il Manifesto del PD; i nomi sono tutti di prestigio e quindi nulla da ridire, ma tale comitato appare blindato e poco permeabile dall'esterno. A nostro avviso invece bisognerebbe accelerare l'iter precongressuale di DL e DS e contemporaneamente procedere con la creazione di comitati dal basso che possano includere oltre ai rappresentanti locali dei partiti anche le associazioni, e/o i movimenti e anche tutti i cittadini singoli che desiderassero partecipare alla costituzione del PD . E' questo lo snodo più complesso, far convergere energie dal basso e non solo dall'alto. Questo è un tema molto caldo che non riguarda solo i partiti, ma anche il fenomeno movimentistico che spinge per il PD. Nell'ambito delle associazioni e dei movimenti si stanno delineando due modelli: il primo che potremmo definire Bolognese sostenuto e partecipato da intellettuali locali, che si delinea però elitario, l'altro che si può definire più nazional/popolare che tende ad aggregare in contenitori spontanei la società civile, popolo delle primarie e militanti dei partiti. Il vero problema quindi consiste nel cercare di dare un ambito unico per dare voce a questa componente della società. Questo snodo potrebbe essere risolto dalla creazione di un Albo delle Associazioni uliviste che rispondono a caratteristiche da individuare meglio, ma con l'ottica di includere, e quindi, in netto contrasto con il primo tentativo (peraltro fallito) della FED che tendeva più ad escludere. Oppure lanciare nel 2007 l'Assise delle associazioni e dei movimenti dove impostare un percorso paracongressuale che porti ad un'assemblea generale da tenersi in periodi congrui con quelli dei previsti congressi dei Partiti. Una fase costituente, quindi, come descritto nell'articolo di Fassino sull'Unità del 26 Nov 2006 in cui vengono ipotizzate forme di partecipazione e di pieno coinvolgimento di cittadini ed elettori. L'obiettivo finale è di dar vita al PARTITO NUOVO in tempi utili per presentarsi alle elezioni Europee del 2009. I VALORI Rimane aperto il tema dei valori del nuovo soggetto politico; ed è il punto su cui vorremmo focalizzare l'attenzione. I partiti che hanno rappresentato i valori del ‘900 e (pur rinnovati dopo la caduta del Muro di Berlino e dopo Tangentopoli) si affacciano al nuovo millennio e devono confrontarsi con realtà del tutto nuove e su cui non sempre sembrano predisposte al cambiamento. Un secolo che ha portato con sé due conflitti mondiali e numerosi conflitti locali, sembra aver generato grandi problemi di stabilizzazione della pace e tende a favorire lo sviluppo delle nazioni già considerate sviluppate. Problemi come immigrazione, legalità e relativi diritti, mobilità sul territorio, post industrializzazione, sovrappopolazione mondiale e relativa fame e sete, limitatezza delle risorse primarie (acqua, aria, fonti energetiche, spazi abitative etc), ricerca scientifica e valori etici alla sua base, multiculturalità, terrorismo internazionale, rapporti con l' ISLAM, Europeismo o solidarietà Atlantica, rapporti con il Medio ed Estremo Oriente e la cultura Mediterranea, globalizzazione, solo per citare i più immediati che vengono alla mente, ancora non hanno trovato punti di riferimento certi e condivisi nelle classi dirigenti dei partiti maggiori. Alcune associazioni ne hanno fatto oggetto quasi esclusivo di attività tematica, ma sono temi che vanno elaborati più collegialmente per pervenire a una carta di valori realmente condivisa. Altro punto da non trascurare è l'attuazione piena dell'art.49 della Costituzione. Non basta avere nel nome il termine democratico; occorre che nei fatti e nello statuto la partecipazione di tutte le strutture del partito siano effetivamente democratiche, trasparenti e controllabili. IL PAESE REALE Infine serve un partito pragmatico nel senso alto del termine, che sia in grado di affrontare tutti i nodi ancora non sciolti del nostro Paese: La Questione Meridionale , La Questione Settentrionale , Il Problema Ambientale, l'Illegalità Diffusa, i Problemi dell'Immigrazione infine il rapporto tra Economia e Democrazia Quest' ultimo nodo se possibile è ancora più intricato dei primi. L' Italia è il paese delle rinunce fatte spesso per favorire i monopoli e gli oligopoli e qualche volta in nome di un populismo che non è in grado di affrontare i problemi. Il nostro paese negli ultimi 40 anni ha rinunciato: alla Televisione a colori , con conseguente limitazione dello sviluppo dell'industria elettronica, alla Chimica/Farmaceutica con cessione delle nostre maggiori imprese a multinazionali straniere; all' Informatica con la progressiva distruzione della nostra maggiore impresa; al Nucleare con la conseguente perdita di competitività nel settore; alle Autostrade con il pesantissimo ritardo alla modernizzazione del trasporto; ai Parcheggi con il conseguente caos del traffico delle nostre città; ed oggi stiamo rischiando di rinunciate alla TAV . Il nuovo Partito Democratico dovrà combattere questa politica del non decisionismo, della mancanza di visione collettiva dell' idea Paese e dare una accelerazione alla cultura dell' intraprendere. Le parole chiave di questa sfida dovrebbero essere: RISCHIO, INVENZIONE, RESPONSABILITA' SOCIALE, INNOVAZIONE, VISIONE ; bisogna aggiungere una maggiore meritocrazia nell' apparato statale, un incremento della produttività del lavoro in tutti i settori e massicce dosi di concorrenza nelle nostre università, cui va riconosciuta una assoluta autonomia organizzativa. Il tutto va incardinato su una nuova idea del valore sociale dell' impresa in ogni campo dell' agire pubblico e privato. PARTITO DEMOCRATICO ITALIANO ED EUROPA Qualcuno recentemente ha suggerito di aggiungere a PD la I di italiano; a noi questo suggerimento non dispiace. Il patriottismo dolce è giusto e utile e deve far riferimento ad un forte orgoglio e ad una identità recuperata. Una tale identità forse aiuterà anche a meglio precisare la collocazione europea del PD in seno a quella famiglia oggi allargata che fa riferimento al PSE. Noi non ci appassioniamo alle diatribe sulla collocazione che ci sembrano più funzionali a creare ostacoli che non ad orientare le scelte. Diversamente invece crediamo che il nuovo partito che dovrebbe nascere sull' onda di un riformismo serio e propositivo, dovrà battersi perchè l'Europa diventi più forte e riprenda il cammino delle riforme, più decisa nel garantire i diritti fondamentali, più efficace nel gestire le politiche comuni, più pronta nel rispondere alle sfide della globalizzazione e più determinata nell'affermare il proprio ruolo nel mondo. Bisogna quindi riprendere il cammino dell' integrazione e del processo costituente dopo l'esito negativo dei referendum in Francia e nei Paesi Bassi. L'obiettivo dovrebbe essere di conservare tutti gli indispensabili miglioramenti apportati ai trattati esistenti, introducendo allo stesso tempo i chiarimenti adeguati a fornire una risposta alle inquietudini che si sono manifestate. Qualche segnale positivo si è avuto recentemente. Le recenti primarie in Francia hanno dato un positivo segnale innovativo; il piano di pace proposto da Prodi/D'alema per la Palestina e accettato da Francia e Spagna sembra essere un segno della ritrovata veduta d'intenti europea contro la politica rigidamente atlantista del vecchio governo. Sembra davvero che il nuovo millennio voglia richiamare tutta la società a nuove responsabilità ed è in questi termini che va pensato il nuovo soggetto politico, senza leader predeterminati, senza paletti ideologici, senza anatemi, senza dictat. La posta in gioco è così alta e di così ampio respiro che non possiamo mancare a questo appuntamento epocale. Angelo Salvatori Communitas 2002 8 Dicembre 2006 |
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