Commenti dei lettori

Da: Antonio Masia
A: infomilano@communitas2002.it
Cc: ichino@pietroichino.it
Oggetto: Solidarietà a Ichino

Naturalmente distanza abissale da chi minaccia ed offende con motivazioni assurde l'Avv. Ichino, al quale estendo la mia solidarietà. 
 
Ma si può dissentire fermamente sulla sua candidatura/nomina al parlamento italiano in lista   PD ?
Penso di sì.
 E voi stessi lo contemplate: "si augura che le critiche....
 
Ma allora perchè criticate "la strenua determinazione con la quale alcune associazioni uliviste ....
 
Personalmente  critico decisamente e civilmente la candidatura, anzi  la NOMINA,  dell'illustre avvocato, che ci ritroviamo contro, in  tutti  i Tribunali d'Italia, a sostegno, da parte sua, delle tesi delle Banche che hanno  determinato  migliaia di licenziamenti ed esodi cosidetti volontari , a seguito di fusioni, incorporazioni, riorganizzazioni, etc...Molto spesso finalizzate non  a sanare situazioni difficili ma ad incrementare profitto e premi ai mangers.  Determinando espulsioni ed uscite premature di lavoratori ,  che ritengo , nella maggior parte,   forzate ed illeggittime (ed in  molte sentenze ciò è stato riconosciuto). 
Tesi che sostengono e difendono  scioglimenti  forzati e ingiustificati di Fondi Pensioni integrativi,  ( anche ricchi ,come quello Comit, con motivazioni poi rivelatesi insussistenti e non documentate), di sottrazioni e lesioni di diversi diritti  a pensionati ed esodati. Di assalto a casse sanitarie  aziendali mutualisiche con rottura del principio sacrosanto della solidarietà intergenerazionale. Ed altro....che sarebbe lungo quì rappresentare.
 
E' evidente che le pur  rispettabili tesi che per professione legittimamente  l'Avv. Ichino ( una sorta di mani libere alle aziende in nome della competitività e del libero mercato, anche su temi sensibili come la pensione e la salute)   propone e sostiene nelle sue "difese  aziendali" contrastano nettamente le posizioni   e le aspettative di migliaia di lavoratori costretti a lasciare anzitempo il lavoro. E determinanano sensibili   riduzioni di diritti, anche quesiti. 
 E del  grave disagio  personale e familiare di queste colleghe e colleghi, precarizzati a vita,  nessuno (Istituzioni, Sindacati e Stampa)  si è fatto  mai carico! 
C'è  allora qualcosa di strano se questi  cittadini lavoratori  o ex tali non sosterranno,   nè con le  parole  nè  con il voto, (negandolo non a lui, cosa non possibile purtroppo  vista la "nomination" )  la cosidetta  candidatura del Prof. Ichino?
Possono  o no pensare e "temere" che, nell'ipotesi di un suo futuro ruolo istituzionale, tali tesi passino dal terreno processuale a quello legislativo?
 
Poi ci saranno  comunque quelli  che voteranno lo stesso per il "male minore":  il proprio partito.
 Ma con  molta, molta, molta  sofferenza.
 
Un caro saluto da
 Antonio Maria Masia,
 che riceve  ed apprezza le vostre informazioni.

Quanto sopra a titolo personale, perchè invece come Presidente dell'Associazione Nazionale Pensionati ed Esodati della Banca Commerciale Italiana- Anpec (oltre 3000 iscritti), www.noicomit.it  e come Presidente della Federazione delle Associazioni Nazionali dei Pensionati del Credito  (oltre 35000 iscritti), www.fapcredito.it    mi astengo dal pubblicizzare agli associati il mio punto di vista...per non interferire, e ciò pur sapendo che il mio pensiero critico in ordine alla candidatura dell'Avv. Ichino  è peraltro  condiviso dagli iscritti alle due associazioni che ho l'onore di rappresentare.

 

Da: Pietro Ichino
Data: 08/04/2008 11.28.11
A: 'Antonio Masia'; infomilano@communitas2002.it
Oggetto: Solidarietà a Ichino e dissensi
 
Caro Masia,
     La ringrazio per la solidarietà espressa nei miei confronti contro le minacce dei terroristi.
     Quanto al "disagio" che Lei manifesta per il fatto che io - ora candidato al Senato per il Partito Democratico  - abbia difeso e difenda il Fondo Pensioni BCI e Intesa Sanpaolo in numerose cause concernenti la riforma del sistema di previdenza complementare, poi la sua liquidazione,  e la procedura di riduzione del personale attivata tra il 2003 e il 2005, ci tengo a precisare che, in queste cause,
  - ho difeso la validità e la piena applicazione di accordi stipulati da questa Banca con tutte le maggiori Organizzazioni sindacali rappresentative dei lavoratori interessati, contro le impugnazioni proposte da piccole minoranze dei lavoratori stessi;
  - tutte le numerose cause relative alla riforma e poi alla liquidazione del Fondo Pensioni BCI si sono fino a oggi concluse con sentenze (di merito e di Cassazione) che hanno pienamente confermato la validità degli accordi sindacali, quindi della riforma del dicembre 1999 e della procedura di liquidazione avviata alla fine del 2006;
  - la grande maggioranza dei giudici di merito che si sono pronunciati finora hanno confermato la validità dell'accordo 2002 sull'attivazione del Fondo di Solidarietà e della procedura di riduzione del personale con prepensionamento con cui quell'accordo è stato attuato.
    Non vedo nessuna contraddizione tra  la mia candidatura nelle file del Partito Democratico e la mia attività professionale svolta in difesa di queste scelte, compiute da un sistema di relazioni sindacali  aziendali caratterizzato da una efficienza esemplare quale quello operante in seno a Intesa Sanpaolo: scelte sorrette dal consenso della grande maggioranza dei dipendenti e dei pensionati di questa Banca.
    Con viva cordialità
    Pietro Ichino
p.s. Poiché non ho la possibilità di inviare questa mia lettera di replica a tutti i destinatari del Suo messaggio, Le chiedo di farsi Lei tramite, inoltrandola a tutta la mailing list. Grazie!
 
Sent: Tuesday, April 08, 2008 10:12 PM
Subject: Rif: Solidarietà a Ichino e dissensi

Caro Avvocato Ichino,
 
intanto La ringrazio per la risposta diretta, segno di attenzione verso il mio punto di vista, che però  non ho indirizzato, come detto, a nessuno  per rispetto della Sua candidatura al fine di non interferire. Non devo quindi rilanciare niente,  almeno  per tutto il periodo elettorale. Non ho  fatto ricorso al mio ruolo di Presidente Anpecomit e di Presidente FAP Credito. Mi sono espresso  e mi esprimo a titolo personale, come potrà rilevare rileggendo la mia prima.  Osservo  invece che  è stato Lei a dare pubblicità nel suo sito al mio e suo punto di vista , ignorando il mio scrupolo  iniziale.
 
Le Sue precisazioni di carattere tecnico, al riparo di sentenze spesso solo formali, come Lei ben sa, non entrano nè risolvono il problema etico-morale,  quasi di conflitto di interessi, che è alla base della mia critica alla Sua candidatura e sicura nomina, e ad un Suo eventuale ruolo istituzionale.
Le Sue  teorie professionali e dottrinali, rispettabili e legittime, non sono in linea, a mio avviso,  con quelle dei colleghi lavoratori e pensionati che io "difendo" o meglio sostengo.  E sin quì: normale scontro tra il legale dell'azienda che licenzia ed il collega "vittima"
 Il problema, o meglio, il dissenso con il mio punto di vista  è che  Lei sostiene  ciò  anche al di fuori dei Tribunali, come  importante opinionista e come aspirante sicuro  parlamentare.
 Lei sostiene   che le Aziende  al fine di riorganizzarsi (nel ns/ caso forse sarebbe più corretto dire al fine di incrementare gli utili per gli azionisti e le stock option ai top manager) possono fare tutto: scorporarsi, accorparsi, tagliare rami e potare (persone), licenziare, stabilire un costo per il licenziamento e quindi far saltare ogni garanzia. Lasciare cioè al libero arbitrio delle aziende le  conseguenti decisioni anche in tema di pensioni, di diritti acquisiti, mai certi e definiti, di diritto al lavoro etc... ...
Tutto ciò, sostenuto nelle aule dei Tribunali per contrastare le richieste di licenziati e Pensionati privati del diritto alla pensione integrativa, è normale.  Ma  portato poi in politica da parte della stessa  voce a me pare in contraddizione con la nomina di quella stessa voce nell'ambito di un partito che della difesa di quei valori dovrebbe farne bandiera.  
Delle due l'una, o l'avvocato o  il politico.
Lo so, in Italia questo non vale per i Magistrati, figuriamoci  per i legali.  Ma di doppi e tripli ruoli in commedia,  diversi e contrastanti il Trasatlantico  politico, italiano è saturo ( Ghedini, Pecorella, Calvi, etc.... )  Naturalmente  ognuno è libero, con il mio massimo rispetto, di fare l'uno e l'altro. Ci mancherebbe....la legge lo consente.  
 
Circa le sentenze largamente vittoriose sulle posizioni di Intesa e dei Sindacati  (io allargherei a tutto il sistema bancario) che Lei definisce esemplare  e  pure condiviso  dalla maggioranza dei colleghi, mi permetta di insinuarLe qualche dubbio: ma Lei ha mai fatto un giro per le Filiali di Banca Intesa per cogliere gli umori, i traumatici disagi legati alle integrazioni,  l'esasperazione, la paura, la preoccupazione dei colleghi in servizio, oberati da budget sempre più ansiogeni e impossibili? Ha mai chiesto il parere ai colleghi VENDUTI  ad altri Istituti? Ai clienti  VENDUTI ad altri Istituti?
Qualcuno di Banca Intesa, Le ha mai detto che,  per i motivi sopra evidenziati, negli ultimi anni si sono verificati episodi gravissimi, mai verificatisi prima? 
Si accerti di tutto ciò e poi vedrà che non avrà più tutte le sue certezze.       
Inoltre di sentenze contrarie a tutti i livelli di grado  ce ne sono tante e non solo in Intesa, ma in Poste , in altre Banche, in Rai, etc....La giurisprudenza non è così pacifica come Lei la prefigura. 
 
Infine, noi non abbiamo contestato la riforma del Fondo Comit del '99 (anche se ne avremmo avuto tutti i motivi, e gli avvenimenti  successivi lo dimostrano ampiamente ) che invece hanno contestato alcuni di quei  Sindacati ai quali attribuisce  ora la patente di "esemplari", ma abbiamo  invece contestato lo scioglimento forzato, ingiustificato ed illegittimo del Fondo. Ed abbiamo per ora perso in 1° grado su una questione formale, NON DI MERITO, come Lei sa benissimo (sentenza Sala).
E stiamo contestando, anche attraverso "la questione dei ragazzi 98/99" e altre  in via di presentazione, l'iniqua, l'ingiusta,  l'inaccettabile distribuzione delle cifre ricavate dalla vendita del patrimonio. Vendita realizzata al doppio delle cifre di bilancio, a dimostrazione della ricchezza del Fondo, che anche Lei erroneamente dava per moribondo. Per non parlare di un art. 27, stabilito in Statuto del Fondo per risarcire i"sacrificati" del 99, articolo "sparito"  invece nelle nebbie di una decisione ambigua e confusa a tutto vantaggio dei "non sacrificati".
Lei  sa benissimo che questa situazione ha generato disparità enormi tra soggetti che hanno versato i medesimi contributi. 
Questa non mi pare né equità né tanto meno giustizia!
 
Rimane quindi il  mio disagio e  la mia osservazione critica  circa la contraddittorietà della Sua nomina nell'ambito del PD.  
Se poi ne ha piacere sono sempre disposto a  venire a Milano e dibattere con Lei sul  tema privatamente e/o pubblicamente.
Con cordialità
Antonio Maria Masia

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Sono un seguace di Ichino di cui cerco di leggere ogni scritto. La vicenda della BR a Milano si commenta da sè ed è stata condannata dalla storia di questo paese definitivamente anche se bisogna tenere sempre alta la guardia.
Per quanto riguarda il giudizio negativo espresso da "nostri pezzi" penso che il cammino di modernizzazione passa attraverso l'abbattimento delle barriere di conservatorismo protezionista che, evidentemente, non riusciamo a scrollarci di dosso neanche col PD.
Il coraggio di denunciare e proporre soluzioni all'atteggiamento "nullafacente" di molti dipendenti pubblici, come fa Ichino; il coraggio di rompere lo schema rigido di molti strumenti di politica del lavoro, come fa Ichino, è esattamente quello che dovrebbe distinguere il PD per farne una forza popolare - e non populista - e di progresso.
Solidarietà e stima a Pietro Ichino.
Maurizio Laruccia
capogruppo del PD
Municipio Roma XVI

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